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La storia del grande saggio che incontrò il divino incarnato – Capire i Tempi

 

New editing article 12 march 2015

Capire i Tempi

La storia del Grande Saggio che incontrò il Divino incarnato
Leggi la storia prima di guardare il video

Storia di un saggio che incontrò Sri Bhagavan nel 2001.

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Kalki Avatar

Nessuno sapeva la sua età di sicuro. Il santo e maestro Sri Bharatgiri Maharaj era contemporaneo di Sri Shirdi Saibaba, il famoso yogi indiano. Si diceva che entrambi fossero stati eruditi dallo stesso Guru. A giudicare da tutte le informazioni su di lui si potrebbe riassumere che avesse almeno 130 anni e che morì nel 2001. Questa è la storia della sua scoperta di SriBhagavan.

Era il 7 marzo 1949. Sulla cima di una montagna a Junagadh, il santo sedeva a contemplare e pregare. «Signore, io non conosco il mio ruolo nel tuo schema delle cose. L’uomo è diventato l’antitesi stessa dell’amore e della compassione. Sono scoraggiato dalla condizione degli uomini».

Mentre si immergeva sempre più in profondità nella propria impotenza e nella preghiera, udì una voce dal cielo, che in India chiamano ‘Akashvani‘, che gli annunciò: «Da questo momento non dovrai più preoccuparti. Io proprio oggi mi sono reincarnato per trasformare l’umanità. Mi incontrerai quando sarò cresciuto e mi riconoscerai in questa forma». Il santo cadde in trance e vide l’immagine di un uomo con entrambe le braccia tese in un abbraccio universale, torreggiante dalla terra al cielo.

Nello stesso momento, un piccolo villaggio nel sud dell’India celebrava la nascita di un bimbo.

L’intero villaggio provò un immenso piacere nel dare il benvenuto al neonato. Gioia e baldoria avevano contagiato tutti. Sri Bhagavan si era incarnato.

Quel giorno il santo Bharatgiri Maharaj scese dalla collina con una sensazione di profonda pace e sicurezza. I giorni passarono. Il santo passava tutto il tempo a cercare testimonianze dell’incarnazione. Aveva continuato a lavorare instancabilmente per migliorare la condizione umana, anche mentre aspettava che la profezia si avverasse. Quando il nuovo millennio fu alle porte, la speranza e la determinazione, lentamente, si trasformarono in ansia. Aveva già superato i 120 anni di età. Come avrebbe potuto continuare con la salute sempre più precaria? Perché l’Avatar non si era rivelato ancora? Aveva intensificato la ricerca, ma non aveva ottenuto alcun risultato relativo alla visione avuta sulla cima della montagna.

Poi uno giorno, mentre si recava ad un Darshan, vide una lunga processione che gli si faceva incontro, sul lato opposto della strada. In testa alla processione c’era l’immagine, a grandezza naturale, di qualcuno avvolto in una veste gialla, con le mani tese in avanti. Il santo capì subito. Inviò immediatamente un discepolo per avere maggiori informazioni. Tutto corrispondeva esattamente alla rivelazione. Il santo venne travolto da un’onda di sollievo. Dopo tutto, non sarebbe morto senza prima aver posato il suo sguardo almeno una volta sul Signore in forma umana. Tuttavia, come se il corpo fosse consapevole che la sua ricerca fosse giunta alla fine, la sua salute cedette completamente. I medici non gli avrebbero permesso di viaggiare ad una distanza tale, dal momento che il suo corpo non era in grado di sostenere lo sforzo. Ma il santo non ne volle sapere. Egli si sforzò al massimo per alcuni mesi per poi essere in grado di affrontare il viaggio.

Dopo pochi mesi, arrivò finalmente il giorno in cui il santo, dopo un pellegrinaggio compiuto con 22 dei suoi principali discepoli, giunse alla Città dell’Oro, Golden City. L’incontro tra lui e Sri Bhagavan fu tra i più toccanti e sacri. Sri Bhagavan lo aspettava sulla porta per dargli il benvenuto. I discepoli anziani facevano roteare lampade davanti a lui. Bhagavan abbracciò il corpo rattrappito del santo come se stesse abbracciando il fiore più delicato e poi lo condusse a sedere tenendolo per mano. Questa scena rimase impressa per sempre nella coscienza di tutti coloro che avevano assistito. Con voce vecchissima il santo espresse la sua adorazione a Sri Bhagavan e poi disse: “Ora che ti ho trovato, non ho più problemi. È giunto il momento per me di smettere. Bhagavan, questi sono i miei discepoli principali. Da ora sono tuoi. Signore, ti prego concedi loro la Mukti (liberazione)”. I discepoli allora espressero obbedienza a Sri Bhagavan.

Poco dopo il suo ritorno, il santo lasciò il corpo per diventare Uno con il Divino.

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Fonte video e testo in lingua inglese: Canale youtube

STORY OF A SAGE

Nobody knew his age for sure. The saint and master Sri Bharatgiri Maharaj was the contemporary of Sri Shirdi Saibaba, the famous Indian yogi. Both of them were said to have trained under the same Guru. Going by all the information one could sum up about him he was at least 130 years old when he passed away in 2001. This is the story of his discovery of Sri Bhagavan.
March 7th 1949. On a mountaintop in Junagadh, the saint sat contemplating and praying. “Lord, I know not my role in your scheme of things. Man has become the very antitheses of love and compassion. I am disheartened at the condition of men”.
As he sank deeper and deeper into helplessness and prayer, he heard a voice from the heavens, which in India goes by the name of ‘Akashvani’, announcing to him, “It is not yours to worry any more. On this very day I have incarnated to transform humanity. You would meet me when I grow up. Recognize me then through this form.” And the saint watched in a trance the image of a man with both his arms extended in an all embracing call, towering from the earth to the heavens.
At the same time, a small village in the South of India was celebrating the birth of an infant. The entire village took an immense pleasure in welcoming the child amidst them. Joy and revelry had infected everyone. Sri Bhagavan had incarnated.
Saint Bharatgiri Maharaj descended the hill that day with great peace and assurance. Days rolled by. All the time he was on the look out for the signs of the incarnation. He worked tirelessly for the betterment of man even as he waited for the promise to come true. However, as the new millennium came round the corner, hope and determination slowly gave way to anxiety. He had already crossed 120. Could he carry-on anymore with the rapidly failing health? Why hasn’t the Avatar revealed himself yet? He intensified the search, but no result remotely matched the vision on the mountaintop.
Then one day, on his way to a discourse, he saw a long procession winding its way on the opposite side of the road. At the head of the procession was a life size picture of someone robed in yellow with his hands outstretched. The saint knew him at once. He immediately sent a disciple to get more details. They matched exactly with the revelation. Wave after wave of relief flooded him. He would not pass away without setting his eyes at least once upon the Lord in human form after all. However, as though the body was aware that its quest had come to an end, his health failed totally. The doctors would not allow him to travel such a distance since there was no way his ancient body could put up with the strain. But the saint wouldn’t hear of it. He struggled hard for a few months to build himself up for the travel.
After a few months, the day dawned when the saint made it to the Golden City in a holy pilgrimage along with 22 of his chief disciples. The meeting between him and Sri Bhagavan was most heart touching and sacred. Bhagavan waited at the door to welcome him. The senior disciples waved lamps to him. Bhagavan embraced the shrunken body of the saint as he would embrace a most delicate flower and later led him to his seat holding his hand. This scene remains etched forever in the consciousness of all those who witnessed it that day. In an ancient voice the saint expressed his adoration to Sri Bhagavan and then said, “Now that I have found you, I have no more concerns. The time has come for me to quit. Bhagavan, these are my chief disciples. From now they are yours. Lord, please grant them Mukti (liberation).” His disciples paid obeisance to Sri Bhagavan.
Soon after he returned, he quit the earth plane to become one with the Divine.

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