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Il Pianeta Verde (La Belle Verte, Francia, 1996)

 

IL PIANETA VERDE (La Belle Verte – Film – Francia, 1996)

UN FILM DI NOTEVOLE INTERESSE

Coline Serrau – Regista, sceneggiatrice e autrice

Il Pianeta Verde” è un film del 1996, di Coline Serreau. Non è una pellicola molto famosa, ma a mio avviso è un film davvero geniale. La storia è molto semplice: da qualche parte nell’universo c’è un pianeta, dove la gente vive nella pace, nel benessere e nella felicità. Non ci sono guerre, nè malattie, non ci sono strade nè palazzi, ma grandi spazi aperti, vegetazione e animali completamente liberi. Non ci sono soldi, non c’è proprietà, ma tutto viene condiviso e deciso unanimemente secondo i bisogni di ognuno. Inoltre gli esseri viventi di questo pianeta hanno sviluppato numerose capacità sensoriali e non solo. Un’abitante di questo pianeta, decide di andare sulla terra per studiarla dal vivo, e trova davanti a sé un pianeta sporco, corrotto, squallido, popolato da gente poco evoluta, rozza, nevrotica, egoista, arrogante, ancora primitiva. Noi.

Il Pianeta Verde è un film francese doppiato in italiano ma che in Italia è rimasto sconosciuto. È una gradevole commedia, malgrado metta il dito nelle piaghe delle innumerevoli evidenti contraddizioni che il genere umano crea e vive (canta e porta la croce) a danno della sua stessa incolumità e di quella di ogni essere vivente, Madre Terra compresa. Si ironizza acutamente su tante assurde ipocrisie dei nostri tempi, con l’intento di stimolare e ispirare una nuova visione capace di creare un paradigma completamente fuori dagli schemi limitanti e deterioranti che condizionano le nostre esistenze quotidiane.

Il Pianeta Verde è un film che ironizza sulla nostra società e mostra un modello apparentemente utopico di una possibile nuova civiltà. Con un velo di comicità e ironia, il film mette in risalto i veri problemi del nostro pianeta: un mondo basato sull’ipocrisia, sulla competizione, saturo di bugie, esageratamente cementificato ed inquinato, intriso fino al midollo di consumismo; vuole essere un’invito a rivedere i nostri comportamenti e ad iniziare un processo di cambiamento con l’obiettivo di realizzare una nuova società fondata sulla condivisione, nel rispetto per gli altri, a contatto con la natura.

Ritengo che la visione di questo film sia di fondamentale importanza per tutti coloro che sognano un Mondo Nuovo, per tutti coloro che vorrebbero che l’incubo della realtà attuale finisse presto, per tutti coloro che ormai sono consapevoli che una visione e un pensiero d’amore comune possano concretizzare nella materia l’intelligenza e la volontà del mondo delle idee. Si tratta di un meraviglioso film, poco conosciuto perché non proiettato nelle sale cinematografiche, non pubblicizzato, e quasi introvabile.
Diinabandhu Sevananda.

Trama

La storia comincia, appunto, sul “Pianeta verde“: un pianeta lontano e sconosciuto ai terrestri, dove le persone che lo abitano vivono la loro esistenza in armonia con sé stessi e con la natura. Anche gli abitanti di questo pianeta sono passati per l’era industriale (nel film è definita preistoria), ma dopo averne saggiato la decadenza, hanno preferito abbattere gerarchie, industrie e tutto ciò che rappresentava l’epoca dello sfruttamento.

Come ogni anno, sul pianeta viene convocata un’assemblea plenaria; ordine del giorno: inviare qualcuno sulla Terra per controllare a che punto sia arrivato il processo evolutivo. I racconti dei più anziani (sul pianeta si vive ben oltre i 250 anni) parlano dell’era napoleonica, caratterizzata da guerre e da manie espansionistiche e nessuno sembra volersi offrire volontario per la spedizione sul pianeta azzurro.

Mila, interpretata dalla stessa Serreau, si offre volontaria per il viaggio, portando con sé il segreto delle sue origini: sua madre era una terrestre.

Calata nella Parigi di metà anni novanta, Mila si ritrova disorientata a causa delle indicazioni che gli anziani le hanno dato prima di partire: vestita con abiti stile “Impero”, dà vita ad una serie di primi, comici, approcci con il popolo parigino. Senza acqua né cibo – poiché in città queste fonti di sostentamento sono rispettivamente inquinate e insalubri – è costretta a raggiungere un ospedale per “ricaricarsi” con dei neonati; ed è proprio nell’ospedale, l’Hôpital Cochin di Parigi, che incontra Max (Vincent Lindon), primario di medicina sconnesso da lei stessa, con cui intratterrà un rapporto mutuale per tutta la durata della storia.

Tra mille peripezie, dopo aver riconosciuto alcuni abitanti del pianeta verde approdati e morti sulla Terra (Gesù e Bach), Mila risolve la vita coniugale di Max e rintraccia i suoi due figli che hanno provato a raggiungerla dal pianeta verde e che sono finiti per errore nel deserto australiano, entrando in contatto con gli aborigeni.

Spiegata la storia della propria civiltà, la famiglia del pianeta verde torna a casa, portando con sé le due ragazze terrestri (una delle due è la famosa attrice francese Marion Cotillard, agli esordi della carriera) di cui i figli di Mila si sono innamorati.

Scelta dello stile

Il film si serve del linguaggio della comicità per muovere una critica alla civiltà industriale, all’assurdità della burocrazia e allo sfruttamento senza freni delle risorse, portatore di diseguaglianze, inquinamento, senso di vuoto e, in genere, di un abbassamento della qualità della vita in favore di un benessere apparente.

Inoltre, per evidenziare ancor di più le contraddizioni logiche e sociali dell’attuale modus vivendi urbano, Coline Serreau imposta il film da un punto di vista, seppur frutto di fantasia, esterno alla società stessa, dando così vita ad un meccanismo di analisi da parte dei personaggi, a suo modo, innocente ed esterno ai fatti.

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