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Come mai un medico affermato contesta i vaccini?

Come mai un medico affermato contesta i vaccini?

Dott. Suzanne Humphries
Fonte: Facebook

Può sembrare strano che un medico con 19 anni di esperienza abbia preso con forza le distanze dalla pratica vaccinale. E potrebbe apparire ancor più strano il fatto che, con una carriera di successo da nefrologa, abbia fatto le valigie e si sia lasciata l’ospedale alle spalle senza rimpianti. Al culmine della carriera, ho abbandonato tutto e mi sono lasciata alle spalle un lavoro molto remunerativo e una splendida reputazione.

Ecco com’è andata: «Come la maggior parte dei medici, ho ricevuto un rapido sommario del calendario vaccinale per adulti e bambini, mi è stato detto che i vaccini sono sicuri ed efficaci, e mi è stato raccomandato di somministrarli secondo il piano previsto.
Non ho mai messo in dubbio il piano vaccinale e la mia posizione in merito era largamente indifferente.
Dopo quasi vent’anni di lavoro nel sistema medico convenzionale, diverse cose sono venute a convergere, proiettandomi in una nuova modalità di pensiero.
Non avrei mai immaginato che l’establishment medico mi sarebbe apparso come un flagrante violatore della vita, o che sarebbe entrato in conflitto con i miei principi morali e spirituali … ma così è stato.
L’evento più memorabile è avvenuto durante l’inverno del 2009, quando il vaccino antinfluenzale H1N1 è stato somministrato come dose separata dal vaccino per l’influenza stagionale. Molti medici erano scettici a proposito della pratica vaccinale antinfluenzale, e molti dei miei colleghi in ospedale firmarono il modulo per l’esenzione ed evitarono di farsi vaccinare.

Tuttavia, molti pazienti fiduciosi non ebbero il discernimento per rifiutare e dovetti osservare su di loro il potenziale esito della vaccinazione a livello renale.
Quell’inverno, tre pazienti in rapida successione furono trasportati al pronto soccorso del mio ospedale con un blocco renale completo.
Quando li raggiunsi, ciascuno di essi mi disse spontaneamente: «Stavo bene finché non ho fatto quel vaccino!». Tutti e tre avevano un’anamnesi prima del ricovero di normale funzionalità renale e per tutti e tre fu necessaria una forma intensa di dialisi. Alla fine due si ripresero e il terzo morì diversi mesi dopo per le complicanze, si suppone dovute alle altre malattie
pregresse. Dopo questa serie di eventi, iniziai a registrare per ogni paziente l’anamnesi vaccinale e fui sorpresa di trovare collegamenti che avrebbero potuto palesarsi anche solo chiedendo: ”Quando ha fatto l’ultimo vaccino?”. La mia opinione è che molti casi di supposta malattia renale idiopatica (termine medico che indica l’origine sconosciuta della malattia) non siano idiopatici affatto.

Durante le settimane di dialisi dei tre pazienti che avevano avuto il blocco renale, mi capitò di imbattermi, lungo i corridoi, nel primario di medicina interna, con il quale avevo sempre intrattenuto una buona relazione e con cui eravamo in ottimi rapporti. Mi chiese, come al solito: «Come va? Come procede il lavoro nel reparto di nefrologia?». Decisi di raccontargli cosa stava succedendo e come credessi che il vaccino per l’influenza stesse creando problemi. Dopo avergli raccontato una piccola parte delle mie osservazioni, egli si irrigidì, il volto teso, il linguaggio del corpo mutato, e mi chiese perché dessi la colpa al vaccino. «Hanno solo preso l’influenza, e il vaccino non ha avuto tempo di fare effetto!» fu il secco responso. Replicai sottolineando il fatto che mai, in tutta la mia carriera di nefrologa e internista, avevo visto un caso di completo blocco renale in presenza di influenza, a meno che il paziente non fosse gravemente disidratato o avesse preso dosaggi copiosi di ibuprofene, cosa che non era vera per nessuno dei tre pazienti. Ma ancor più impressionante era il fatto che nessuno dei tre aveva mostrato sintomi influenzali prima del blocco renale.

La conversazione proseguì e finimmo per discutere del problema delle meningiti negli adolescenti e negli studenti universitari. Suggerii che droghe, vaccini, mancanza di riposo e la cattiva alimentazione di questi ragazzi potessero renderli più vulnerabili a un batterio da cui altrimenti si sarebbero difesi. Del resto, sapevo che i meningococchi si trovavano spesso in persone del tutto sane. Ci doveva essere qualcos’altro che contribuiva alla situazione di quelli che si ammalavano. Rise e disse: «E così pensi che la dieta sia causa delle meningiti?». Proseguì ricordandomi che «Il vaiolo è stato debellato dai vaccini, e la poliomielite è stata eradicata negli Stati Uniti dai vaccini». Allora ignoravo la storia del vaiolo e della polio, ma sei anni prima mi era stato chiesto di vaccinarmi contro il vaiolo per diventare un medico di pronto intervento, in caso di attacco terroristico o se una persona avesse sviluppato il vaiolo dal vaccino.

Per quanto riguarda la polio, le immagini dei bambini paralizzati, dei polmoni d’acciaio e i giorni terribili degli attacchi del feroce poliovirus erano impressi nella mia coscienza come in quella di moltissime altre persone.

Credevo che Jonas Salk fosse un autentico eroe americano. Strano come gli eventi del 1954 fossero presenti dentro di me, pur essendo io nata nel 1964. Come minimo, prima del 1969 non avrei dovuto essere in grado neppure di pensarci alla polio. Perciò, quando il primario fece i suoi ultimi commenti, restai senza parole, incapace di rispondere. Mi sentivo come un cane bastonato. In seguito, diversi pazienti con situazione renale nella norma ebbero un rapido declino delle condizioni di salute entro 24 ore dalla vaccinazione; eppure, persino per questi casi chiari e ben documentati, la correlazione con il vaccino fu negata dalla maggior parte dei miei colleghi. Ci furono rare eccezioni, come quella del medico che di nascosto si dichiarava d’accordo con me o dell’infermiera che veniva da me a ringraziarmi e a dirmi che la pensava come me quando nessuno poteva sentirla.

Nei mesi che seguirono, il mio primo impegno fu quello di scoprire tutto il possibile in merito alle sperimentazioni sulla sicurezza dei vaccini in pazienti con malattie renali. Rimasi turbata nel constatare che non esistevano sperimentazioni su questo tipo di pazienti. Mi venne detto che potevano tollerare i vaccini perché questi erano “sicuri ed efficaci”. Nell’accorgermi che la sicurezza dei vaccini per pazienti gravemente malati (scompenso cardiaco acuto, sepsi, cancro, malattie autoimmuni) e con patologie renali croniche era pura leggenda, decisi di condurre ricerche sui postulati principali della medicina interna connessi alla storia dei vaccini per l’influenza, il vaiolo e la poliomielite. Quello a cui sono andata incontro mi ha trascinata in una spirale che in ultima istanza ha fatto di me una ricercatrice a tempo pieno sui temi
del sistema immunitario e della vaccinazione.

Ho capito che le linee guida, le evidenze scientifiche e le opinioni dei leader erano malfondate e NON portavano la popolazione verso una salute autentica. Ciò che più mi ha sconcertato è stato il modo in cui sono stata trattata quando ho cercato di proteggere i miei pazienti con insufficienza renale cercando di evitare che fossero vaccinati – soprattutto quando erano malati.

Dopo aver tentato di ritardare la vaccinazione per polmonite e influenza al giorno delle dimissioni, anziché a quello del ricovero, mi fu detto di non interferire con il protocollo vaccinale. In maniera ancor più offensiva, mi veniva ripetuto che se volevo rendere credibile il mio punto di vista avrei dovuto condurre degli studi per mio conto per dimostrare che i vaccini erano causa di insufficienza renale.
L’onere della prova veniva quindi fatto ricadere su di me per ottenere l’approvazione dell’IRB (Institutional Review Board) e finanziare e condurre uno studio che fosse significativo dal punto di vista statistico, in modo che chi dubitava delle mie prove sulla dannosità del vaccino potesse credermi. Ma l’onere della prova non dovrebbe essere a carico dei produttori di vaccini e di coloro che ne sbandierano la sicurezza? Dopo tutto, non esistevano dati a sostegno della credenza che i vaccini non fossero causa di insufficienza renale, mentre vi erano molte ragioni per credere che potessero esserlo. A me sembrava ovvio che nessuno si stesse ponendo certe domande, e per questo le correlazioni non venivano trovate.

Era la prima volta in tutta la mia carriera che la mia opinione relativa all’insufficienza renale non era presa in considerazione. In ogni altra situazione in cui mi era capitato di suggerire che un farmaco potesse essere responsabile di un danno renale, quello stesso farmaco era stato subito sospeso, senza fare domande. Succede normalmente con certi farmaci per il controllo della pressione, antibiotici, antidolorifici, etc. Talvolta i reni possono reagire ai farmaci sotto forma di crisi allergica – a qualsiasi farmaco e in qualsiasi momento – e in tal caso il farmaco va subito sospeso. Alcuni farmaci sono direttamente tossici per i reni, e in passato se suggerivo di sospenderli o evitarli del tutto venivo sempre ascoltata. Ma ora, nel caso dei vaccini somministrati in ospedale, ero impotente e incapace di proteggere i miei pazienti.

Mettere in discussione i vaccini sembrava scoperchiare un intero vaso di Pandora, con il coperchio chiuso da nastro giallo della polizia scientifica e la scritta: “Non rimuovere i sigilli!”. Mi sono imbattuta in comportamenti ambigui; mi veniva permesso di vietare la somministrazione del vaccino prescritto se riuscivo ad arrivare in tempo, tuttavia mi veniva anche detto che lo facevo troppo spesso e che non dovevo interferire con i protocolli vaccinali dell’ospedale. Quando, con un paio di colleghi di ampie vedute, misi in luce la relazione fra vaccini e il peggioramento o l’insorgenza dell’insufficienza renale,questi capirono, presero in mano le anamnesi e le storie vaccinali dei pazienti e si resero conto di quello che stava succedendo. Tuttavia restarono in silenzio.

La maggior parte dei medici continua a esercitare con beata indifferenza. Alcuni si rendono conto degli errori, dei danni, dei limiti del loro esercizio, ma continuano a camminare fianco a fianco con la massa, e a proteggere la categoria. Non so cosa ci vorrà affinché questi medici oppongano resistenza alle prescrizioni che li governano. Ho avuto molto più successo discutendo con genitori e persone intelligenti non abbarbicate a abitudini dannose e a-scientifiche, peraltro neppure sorrette dalla nostra letteratura medica.

Suzanne Humphries

Suzanne Humphries è una dottoressa americana, omeopata e attivista anti-vaccinista. È una specialista convenzionale, specializzata in medicina interna e malattie renali. Humphries è stata tra gli iniziatori del “International Medical Council on Vaccination“, un’organizzazione attivista americana che è critica sui vaccini. Il Dott. Suzanne Humphries ritiene che i vaccini distruggano l’immunità naturale del sistema immunitario, e che la vera motivazione dietro ai programmi di vaccinazione è il profitto, non il desiderio di migliorare la salute pubblica.

«Perché un medico dovrebbe cambiare idea sui vaccini? Semplice, perché dovrebbe avere a cuore la salute dei suoi pazienti e mettersi in discussione anche per la sua esperienza clinica. Per cui signori medici, se avete una coscienza cercate di tutelare la salute dei vostri pazienti e non fidatevi del professore di turno nei vari convegni e congressi sponsorizzati; ragionate e siate artefici della vostra professionalità in scienza e coscienza».

La dr.ssa Humphries sgretola l’immunità di gregge
parlando al WV Senate Education Committee

Diciamolo pure alla ministra Lorenzin.
Diciamolo pure alla ministra Lorenzin come il vaccino contro il morbillo ha fallito: l’immunità di gregge non esiste.

Come il vaccino contro il morbillo ha fallito: l’immunità di gregge non esiste. I vaccinati possono trasmettere la malattia ai non vaccinati. Anche avendo una copertura vaccinale del 100% ci sarebbero comunque epidemie di morbillo.

CLICCA QUI PER IL VIDEO E L’ARTICOLO CORRELATI

Bill Gates ammette:
«I vaccini servono per diminuire la popolazione».

lospecchiodelpensiero /

Si sa che fra i complottisti gira l’idea che esistano dei “mondialisti” cattivi cattivi che, fra i loro scopi, hanno quello (udite udite!) di ridurre la popolazione mondiale.

E il motivo sarebbe semplice: questi cattivoni hanno tutto: denaro, potere, controllo dell’informazione, ecc, tranne una cosa: i numeri. Sono molto pochi, in confronto agli altri, che sono enormemente di più. E allora? Allora l’idea sarebbe quella di ridurre la popolazione mondiale, tramite guerre, carestie, terremoti, inquinamento, vaccini (vaccini? Sì, vaccini!) pessima alimentazione, ecc.

Chissà se è vero. Però è divertente vedere Bill Gates (sì proprio lui, il sig.Windows) che dice, testualmente, che per ridurre le emissioni di CO2 causato dall’uomo bisogna agire sui fattori che lo producono:

  • numero di persone,
  • quantità di consumi che queste persone fanno,
  • energia unitaria per consumo.

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Insomma, un approccio matematico. E analizzando le singole voci, partendo dalla eccessiva presenza di esseri umani (questo bestiame ingombrante, ma perchè sono così tanti?) dice testualmente: «Lavorando bene, con i servizi sanitari, la contraccezione e i vaccini potremmo forse ridurre la popolazione del 10-15%».

Ma come? La sanità e i vaccini servono per diminuire la popolazione? Avrò capito male? … No, no, l’ha proprio detto, c’è il video su youtube che lo documenta!

Vaccinazione, il killer silenzioso … la storia si ripete

Abbiamo barattato orecchioni e morbillo contro cancro e leucemia

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