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Quando l’interesse è usura? Sempre! Perché? … Te lo spiego con una metafora

Nota:
Video originale caricato il 10 marzo 2012, cancellato con il mio canale.
Ricaricato 2 dicembre 2014.
Ri-editato e pubblicato il 11 marzo 2017.

«I contenuti rappresentati sotto forma di favola sono notevoli, centrati, e mostrano la realtà della nostra società fondata sulla moneta-debito. Ti consiglio caldamente di dedicarci del tempo e, soprattutto, molta attenzione con la mente aperta. Potresti ricavarne delle rivelazioni illuminanti per la tua vita e, soprattutto, per contribuire al raggiungimento della massa critica necessaria per creare un nuovo modello sociale ed economico che porterebbe benessere e prosperità a tutti. Grazie per l’attenzione».
diinabandhu sevananda.

«Quando l’interesse è usura?».
«Sempre!».

«Perché?» …
«Te lo spiego con una metafora».

L’ISOLA DEI NAUFRAGHI E IL CREDITO SOCIALE
Di Louis Even (1885-1974)

PER COMPRENDERE IL SISTEMA DEL “DENARO-DEBITO”
E IL “SIGNORAGGIO MONETARIO”.

 

Louis Even   (1885-1974)

L’Isola dei Naufraghi”: una divertente favola
per comprendere facilmente il “Mistero” del denaro.

Louis Even riporta la parabola al Canada, ma lo stesso
diabolico meccanismo coinvolge il mondo intero.

«… Il sistema di denaro-debito introdotto da Martin sull’Isola dei Naufraghi, produceva l’indebitamento finanziario progressivo della piccola comunità, in tal misura che per il suo lavoro essa sviluppava ed arricchiva l’Isola a beneficio esclusivo del banchiere e a danno della collettività. Non è esattamente questo che avviene nei nostri paesi civilizzati? …»

1. Salvàti dal naufragio. CLICCA per aprire la scheda

1. Salvàti dal naufragio. CLICCA per aprire la scheda

1. Salvati dal naufragio.

Un’esplosione ha distrutto la loro nave. Ognuno si aggrappava ai primi pezzi flottanti che gli capitano sotto le mani. Cinque sono riusciti a trovarsi riuniti sullo stesso relitto che le onde spinge a loro volontà. Degli altri compagni del naufragio alcuna notizia. Da ore, lunghe ore, scrutano l’orizzonte: qualche nave in viaggio li vedrà? La loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale? Ad un tratto, un grido si sente: Terra! Terra laggiù! Guardate! Proprio nella direzione che le onde ci spingono! Ed in misura in cui si disegna, in effetti, la linea d’una riva, i visi si rallegrano. Essi sono cinque:

  • Francesco, il grande e forte carpentiere, che per prima ha gridato: Terra!
  • Paolo, coltivatore, è quello che voi vedete avanti a sinistra, inginocchiato, una mano a terra e con l’altra si tiene aggrappato al palo del relitto.
  • Giacomo, specialista per l’allevamento di animali; è l’uomo con i pantaloni a righe, il quale, inginocchiato guarda verso la direzione indicata.
  • Enrico, dottore in agraria, un pò grassotto, seduto su una valigia salvata dal naufragio.
  • Tommaso, ingegnere mineralogista, è il pezzo d’uomo in piede, indietro, con la mano sulla spalla del carpentiere.

2. Un'isola provvidenziale. CLICCA per aprire la scheda

2. Un'isola provvidenziale. CLICCA per aprire la scheda

2. Un’isola provvidenziale.

Rimettere i piedi su una terra ferma, per i nostri uomini è un ritorno alla vita. Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero è di fare conoscenza con quest’isola dove sono stati spinti lontani dalla civilizzazione. Quest’isola la battezzano col nome: L’Isola dei Naufraghi. Un rapido giro sull’isola colma le loro speranze. L’isola non è un deserto arido: essi sono i soli uomini ad abitarla attualmente ma altri hanno dovuto viverci prima di loro dal fatto che hanno incontrato quà e là sull’isola greggi semi selvaggi.

  • Giacomo, l’allevatore, afferma che potrà migliorarli e trarne un buon rendimento.
  • In quanto al suolo dell’Isola, Paolo lo trova in gran parte assai propizio alla cultura.
  • Enrico ha scoperto alberi fruttiferi e spera poter ottenerne grande profitto.
  • Francesco vi ha notato soprattutto le belle distese forestali, ricche in legno di ogni specie: sarà molto facile abbattere alberi e costruire ricoveri per la piccola colonia.
  • In quanto a Tommaso, l’ingegnere, ciò che lo ha interessato è la parte la più rocciosa dell’Isola. Egli vi ha notato molti segni indicando un sottosuolo molto ricco di minerali. Nonostante la macanza di attrezzi perfezionati, Tommaso crede avere abbastanza iniziativa e scaltrezza per trasformare il minerale in metalli utili. Ognuno potrà dunque occuparsi alle sue opere favorite per il bene di tutti.

Tutti sono unanimi a lodare la Provvidenza per lo scioglimento relativamente felice d’una grande tragedia.

3. Le vere ricchezze. CLICCA per aprire la scheda

3. Le vere ricchezze. CLICCA per aprire la scheda

3. Le vere ricchezze.

Ecco i nostri uomini al lavoro. Le case ed i mobili sono costruiti dal falegname. Nei primi tempi, si sono accontentati di alimenti primitivi. Ma ben presto i campi coltivati danno buoni raccolti. Stagioni dopo stagioni, il patrimonio dell’Isola si arricchisce. Egli si arricchisce non d’oro o di denaro stampato, ma di vere ricchezze: cose che nutrono, che abbigliano, che ricoverano, che rispondono ai veri bisogni. La vita non è sempre facile come la desidererebbero. Ad essi mancano tante cose alle quali erano abituati nella civiltà. Ma la loro sorte avrebbe potuto essere essere molto più triste. D’altronde, essi hanno già conosciuto tempi di crisi in Canadà. Essi ricordano le privazioni a cui sono stati sottoposti, mentre che i magazzini erano pieni a dieci passi dalla loro porta di casa. Almeno, sull’Isola dei Naufraghi, nessuno li condanna a vedere marcire, sotto i loro occhi, cose di cui hanno bisogno. Poi le tasse sono sconosciute. Non c’è da temere i sequestri. Se il lavoro è duro tavolta, almeno si ha il diritto di goderne i frutti. Insomma. sfruttano l’Isola, benedicendo Dio, sperando un giorno di poter ritrovare parenti ed amici, con due grandi beni conservati: la vita e la salute.

4. Il maggiore inconveniente. CLICCA per aprire la scheda

4. Il maggiore inconveniente. CLICCA per aprire la scheda

4. Il maggiore inconveniente.

Il nostri uomini si riuniscono spesso per discutere dei loro affari. Nel sistema economico molto semplice che essi praticano, una cosa ritorna in mente sempre più: essi non hanno alcuna specie di moneta. Lo scambio, il cambio diretto di prodotti con prodotti, ha molti inconvenienti. I prodotti da scambiarsi, non sono sempre disponibili nello stesso tempo. Cosi avviene che la legna consegnata al coltivatore durante l’inverno, potrà essere rimborsata in legumi soltanto fra sei mesi. Molte volte viene consegnato subito un grosso articolo da uno degli uomimi, ed in cambio, vorrebbe differenti piccoli articoli, prodotti da parecchi altri uomini, ed a epoche differente. Tutto questo complica gli affari. Se vi fosse denaro in circolazione, ognuno potrebbe vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro. Con la moneta ricevuta potrebbe comprare dagli altri le cose che desidera, quando le desidera e quando vi sono. Tutti sono d’accordo a riconoscere la comodità di possedere un sistema di denaro. Ma nessuno di loro sa come stabilirne uno. Hanno imparato a produrre la vera ricchezza, le cose. Ma non sanno fare i segni, il denaro. Essi ignorano come il denaro comincia e come farlo incominciare quando non ce n’è e se si decide insieme di averlo … Senza dubbio molti uomini istruiti sarebbero altrettanto nell’imbarazzo; tutti i nostri governanti lo sono stati durante il decennio antecedente la guerra. Solo il denaro mancava al paese ed il governo restava paralizzato di fronte a questo problema.

5. Arrivo di un rifugiato. CLICCA per aprire la scheda

5. Arrivo di un rifugiato. CLICCA per aprire la scheda

5. Arrivo di un rifugiato.

Una sera che i nostri uomini, seduti sulla spiaggia, parlano per la centesima volta di questo problema. All’improvviso vedono avvicinarsi una barca con un solo uomo, e così si affrettano ad aiutare il nuovo naufrago. Gli offrono le prime cure e discutono. Apprendono che è un Europeo, il solo sopravvivente di un naufragio. Il suo nome: Martin Golden. Felice di avere un altro compagno, i cinque uomini lo accolgono con calore e gli fanno visitare la colonia. — “Malgrado che siamo sperduti lontano dal resto del mondo, gli dicono, non siamo proprio da compiangere. La terra rende molto bene ed anche la foresta. Una sola cosa ci manca: non abbiamo denaro per facilitare lo scambio dei nostri prodotti.” — “Benedite l’azzardo che mi ha portato qui! risponde Martin. Il denaro non ha misteri per me. Io, sono un banchiere ed in poco tempo posso installarvi un sistema monetario che vi darà soddisfazione.” Un banchiere!… Un banchiere!… Un angelo venuto direttamente dal cielo non avrebbe ispirato più reverenza. In paesi civilizzati non siamo forse noi abituati ad inchinarci davanti ai banchieri che controllano le pulsazioni della finanza?

6. Il Dio della civiltà. CLICCA per aprire la scheda

6. Il Dio della civiltà. CLICCA per aprire la scheda

6. Il dio della civiltà.

  • “Signor Martin, poiché siete banchiere, voi non lavorerete sull’Isola. Vi occupererete solamente del nostro denaro.”
  • “Io me ne disobbligherò con la soddisfazione, come ogni banchiere, di stimolare la prosperità comune.”
  • “Signor Martin, vi costruiremo una dimora degna di voi. Nel frattempo, vi possiamo installare nell’edificio che serve alle nostre riunioni pubbliche?”
  • “Molto bene, amici miei. Ma incominciamo a sbarcare tutto ciò che sono riuscito a salvare dal naufragio: una piccola pressa, della carta e soprattutto un piccolo barile che tratterete con molto cura.”

Si sbarca tutto. Il piccolo barile intriga la curiosità della nostra brava gente.

  • “Questo barile, dichiara Martin, è un tesoro senza pari. È pieno d’oro!”

Pieno d’oro! Cinque anime mancarono di sprigionarsi da cinque corpi. Il dio della civiltà entrato nell’Isola dei Naufraghi. Il dio gallo, sempre nascoto, ma potente, terribile, di cui la presenza o l’assenza o i minimi capricci possono decidere della vita di 100 nazioni!

  • “Dell’oro! Signor Martin, vero grande banchiere! Ricevete i nostri omaggi ed i nostri giuramenti di fedeltà.”
  • “Dell’oro per tutto un continente, miei amici. Ma non è l’oro che deve circolare. Bisogna nascondere l’oro: l’oro è l’anima di tutto il denaro sano. L’anima deve restare invisibile. Io vi spiegherò tutto ciò quando vi darò il denaro.”

7. Un seppellimento senza testimone. CLICCA per aprire la scheda

7. Un seppellimento senza testimone. CLICCA per aprire la scheda

7. Un seppellimento senza testimone.

Prima di separarsi per la notte, Martin gli rivolge un’ultima domanda: “Per incominciare, di quanto denaro avreste bisogno sull’Isola, per facilitare i vostri scambi?” Si guardano. Consultano umilmente lo stesso Martin. Con le suggestioni del benevolo banchiere si conviene che $200 per ognuno paiono abbastanza per incominciare. Appuntamento fissato per domani sera. Gli uomini si ritirano, scambiano tra di loro riflessioni commosse, vanno a dormire tardi. Si addormentano bene soltanto verso il mattino, dopo avere a lungo sognato d’oro con gli occhi aperti. Martin, lui, non perde tempo. Dimentica la sua stanchezza per non pensare che al suo avvenire di banchiere. Allo spuntare del giorno scava un fosso e rotola il barile dentro, lo copre di terra, lo dissimula con dei ciuffi d’erba accuratamente posti, vi trapianta un piccolo arbusto per nascondere ogni traccia. Poi egli mette in moto la sua piccola pressa, per stampare mille biglietti da un dollaro. Vedendo i biglietti uscire della pressa, tutti nuovi, sogna in se stesso: “Come sono facili a fare questi biglietti! Essi traggono il loro valore dai prodotti che serviranno a comprare. Senza prodotti, i biglietti non varrebbero nulla. I miei cinque ingenui clienti non pensano a ciò. Essi credono che sia l’oro a garantire i dollari. Io li raggiro a causa della loro ignoranza!”. La sera è arrivata, i cinque arrivano correndo verso Martin.

8. A chi il denaro fatto di fresco? CLICCA per aprire la scheda

8. A chi il denaro fatto di fresco? CLICCA per aprire la scheda

8. A chi il denaro fatto di fresco?

Cinque mucchietti di biglietti erano là, sulla tavola.

  • “Prima di distribuirvi questo denaro, disse il banchiere, bisogna intendersi.” “Il denaro è basato sull’oro. L’oro, collocato nella volta della mia banca, è mio. Dunque il denaro è mio… Oh! Non siate tristi. Io vi presterò questo denaro e voi l’userete a vostro piacere. In attesa, io non vi carico che degli interessi. Visto che il denaro è raro sull’Isola, essendo che non ce n’è affatto, io credo di essere ragionevole, domandandovi solo un piccolo interesse dell’otto per cento.”
  • “In effetti, signor Martin, voi siete molto generoso.”
  • “Un’ultimo punto, miei amici. Gli affari sono gli affari, anche tra grandi amici. Prima di toccare il proprio denaro, ognuno di voi firmerà questo documento: c’è l’impegno per ognuno di voi di rimborsare capitale ed interessi, su pena di mia confisca delle sue proprietà. Oh! Una semplice garanzia. Io non tengo per nulla ad avere mai le vostre proprietà, io mi accontento del denaro. Io sono sicuro che voi conserverete i vostri beni e che mi restituirete il denaro.”
  • “È pieno di buon senso, signor Martin. Noi raddoppieremo d’ardore il lavoro e vi rimborseremo tutto.”
  • “Va bene. E rivenite da me ogni qualvolta doveste avere dei problemi. Il banchiere è il migliore amico di tutti… Adesso, ecco ad ognuno i suoi 200 dollari.”

Ed i nostri cinque uomini se ne vanno contenti, con la testa e le mani piene di dollari.

9. Un problema d'aritmetica. CLICCA per aprire la scheda

9. Un problema d'aritmetica. CLICCA per aprire la scheda

9. Un problema d’aritmetica.

Il denaro di Martin ha circolato nell’Isola. Gli scambi si sono moltiplicati, semplificandosi. Tutti si rallegrano e salutano Martin con rispetto e gratitudine. Frattanto, Tommaso, l’ingegnere, è inquieto. I suoi prodotti sono ancora sotto la terra. Non ha più in tasca che qualche dollaro. Come potrà rimborsare alla prossima scadenza il banchiere? Dopo aver ragionato a lungo sul suo problema individuale, Tommaso considera questo socialmente: “Considerando la popolazione dell’Isola tutta intera, pensa, siamo noi in grado di mantenere i nostri impegni? Martin ha fatto una somma totale di $1.000. Egli domanda una somma di $1.080. Se anche utilizzassimo tutto il denaro disponibile sull’isola per restituirglielo, disporremmo di $1.000 e non di $1.080. Nessuno dispone di fatto degli $ 80 in più necessari alla restituizione. Noi facciamo prodotti, non dollari. Martin potrà dunque sequestrare tutta l’Isola, poiché noi tutti insieme non possiamo restituire capitale ed interessi. “Quelli che dispongono di abbastanza denaro possono rimborsarlo per sè stessi, senza preoccuparsi degli altri, molti cadranno subito, altri sopravviveranno. Ma, il turno degli altri verrà ed il banchiere prenderà tutto. Dunque tanto vale riunirsi tutti per regolare quest’affare socialmente.” Tommaso non ha difficoltà a convincere gli altri che Martin li ha imbrogliati. Tutti si danno appuntamento presso dal banchiere.

10. Benevolenza del banchiere. CLICCA per aprire la scheda

10. Benevolenza del banchiere. CLICCA per aprire la scheda

10. Benevolenza del banchiere.

Martin indovina il loro stato d’animo, ma fa buona faccia. L’impetuoso Francesco presenta il caso:

  • “Come possiamo noi rimborsarvi $1.080 quando non ne circolano che $1.000 in tutta l’Isola?”
  • “È l’interesse, miei buoni amici. Non è forse cresciuta la vostra produzione?”
  • “Si, ma, il denaro, lui, non è aumentato. Ora, c’è giustamente del denaro che voi reclamate e non dei prodotti. Voi solo potete fare del denaro. Ora voi non avete fatto che $1.000 e ne domandate $1.080. Questo è impossibile!”
  • “Aspettate, miei amici. I banchieri si adattano sempre alle condizioni per il più gran bene del pubblico… Io non vi domanderò che l’interesse. Niente altro che $80. Voi continuerete a tenere il capitale.”
  • “Voi ci abolite i nostri debiti?”
  • “No, mi dispiace, ma un banchiere non rimette mai un debito. Voi mi dovete ancora tutto il denaro prestato. Ma voi non mi rimetterete ogni anno altro che l’interesse. Se voi siete assidui a pagare l’interesse, io non vi incalzerò per il rimborso del capitale. Qualcuno di voi potrebbe essere incapace di pagare persino il proprio interesse, poiché il denaro va da una persona all’altra. Allora organizzatevi come una nazione e fondate un sistema di tassazione. Voi tasserete di più quelli che avranno più denaro, e gli altri meno. Purché che voi mi apportiate collettivamente il totale dell’interesse, io sarò soddisfatto e la vostra nazione andrà bene.”

I nostri uomini rincasano metà calmati e metà pensierosi.

11. L'estasi di Martin Golden. CLICCA per aprire la scheda

11. L'estasi di Martin Golden. CLICCA per aprire la scheda

11. L’estasi di Martin Golden.

Martin  è solo. Qualche minuto di raccoglimento. Egli conclude: “Il mio affare è buono. Buoni lavoratori, questi uomini, ma ignoranti. La loro ignoranza e fiducia fanno la mia forza. Essi volevano del denaro, io gli ho passato delle catene. Essi mi hanno coperto di fiori, mentre io li ingannavo. “Oh! grande banchiere, io sento il tuo genio impadronirsi dei mio essere. Tu lo hai ben detto, illustre maestro: «Che mi sia accordato il controllo del denaro di una nazione ed io m’infischio di chi fa le sue leggi.» Io sono il padrone dell’Isola dei Naufraghi, perché ho il controllo del suo sistema monetario. “Io potrei controllare un universo. Ciò che faccio qui, io, Martin Golden, lo posso fare nel mondo intero. Che io esca, un giorno, da quest’Isola: so come governare il mondo senza detenerne lo scettro.” E tutta la struttura del sistema bancario sorge nello spirito lietissimo di Martin.

12. Crisi di caro-vita. CLICCA per aprire la scheda

12. Crisi di caro-vita. CLICCA per aprire la scheda

12. Crisi di caro-vita.

Frattanto, la situazione peggiora sull’Isola dei Naufraghi. Anche se la produttività aumenta, gli scambi diminuiscono. Martin pompa regolarmente i suoi interessi. Deve pensare ad accantonare del denaro per sè stesso. Il denaro ristagna, circola male. Quelli che pagano più tasse gridano contro gli altri e aumentano i loro prezzi per trovare compenso. I più poveri, che non pagano tasse, si lamentano dell’esagerato costo della vita e comprano meno. Il morale diminuisce, la gioia di vivere se ne va. Non si ha più a cuore il proprio lavoro. A che vale? I prodotti si vendono male; e quando si vendono, bisogna pagare delle tasse per Martin. La gente si priva. È la crisi. Ed ognuno accusa il suo vicino di mancare di virtù e di essere la causa della vita sempre più cara. Un giorno, Enrico, riflettendo nel mezzo del suo frutteto, conclude che il “progresso” apportato dal sistema monetario del banchiere ha rovinato tutto, nell’Isola. Certamente, i cinque uomini hanno i loro diffeti; ma il sistema di Martin nutre tutto ciò che è di più cattivo nella natura umana. Enrico decide di convincere e di riunire i suoi compagni. Incomincia da Giacomo. Subito fatto: “Eh! dice Giacomo, non sono affatto sapiente, io; ma è da molto tempo che io lo sento: il sistema di quello banchiere è più putrido che il letame della mia stalla della scorsa primavera!” Tutti sono ritovati l’uno dopo l’altro, ed un nuovo abboccamento con Martin è deciso.

13. Presso il fabbro di catene. CLICCA per aprire la scheda

13. Presso il fabbro di catene. CLICCA per aprire la scheda

13. Presso il fabbro di catene.

Ci fu una tempesta presso il banchiere: — “Il denaro è raro sull’Isola, signor Martin, perché voi ce lo togliete. Vi paghiamo, vi paghiamo, e vi dobbiamo ancora altrettanto che al principio. Lavoriamo, facciamo le terre più belle, ed ecco che siamo messi ancor peggio di prima che voi arrivaste. Debito! Debito! Debito sopra le nostre teste!” — “Orsù! miei amici, ragioniamo un pò. Se le vostre terre sono piò belle, è grazie a me. Un buon sistema bancario è il più bell’attivo per un paese. Ma per approfittarne bisogna, prima di tutto conservare la fiducia nel banchiere. Venite a me come ad un padre… Voi volete altro denaro? Molto bene. Il mio barile d’oro vale molte volte mille dollari… Tenete, io ipotecherò le vostre nuove proprietà e vi presterò immediatamente altri mille dollari.” — “Due volte più di debiti? Due volte più di interesse da pagare ogni anno, senza mai finire?” — “Si, ma io ve ne presterò ancora altrettanto, in modo che voi aumenterete la vostra ricchezza fondiaria; e voi non mi restituirete che l’interesse. Voi accatasterete i prestiti, li chiamerete: debito consolidato. Debito che potrà aumentare di anno in anno. Ma anche il vostro reddito. Grazie ai miei prestiti, voi svilupperete il vostro paese.” — “Allora, più il nostro lavoro farà produrre l’Isola, più il nostro debito totale aumenterà?” — “Come in tutti i paesi civilizzati, il debito pubblico è un barometro della prosperità.”

14. Il lupo mangia gli agnelli. CLICCA per aprire la scheda

14. Il lupo mangia gli agnelli. CLICCA per aprire la scheda

14. Il lupo mangia gli agnelli.

  • “Questo è quello che voi chiamate denaro sano, Signor Martin? Un debito nazionale divenuto necessario ed impagabile, ciò non è sano, ciò è malsano.”
  • “Signori, ogni denaro sano deve essere basato sull’oro e deve uscire dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una buona cosa: esso mette i governi sotto la saggezza incarnata nei banchieri. A titolo di banchiere, io sono una fiaccola di civiltà nella vostra Isola.”
  • “Signor Martin, noi non siamo che degli ignoranti, ma noi non desideriamo affatto quella civiltà. Noi non prenderemo piò a prestito un solo soldo da voi. Denaro sano o non sano, noi non vogliamo più fare affari con voi.”
  • “Mi dispiace questa decisione goffa, Signori. Ma, se rompete il contratto con me, io ho le vostre firme. Rimborsatemi immediatamente tutto, capitale e interessi.”
  • “Ma, questo è impossibile, Signore. Anche restituendovi tutto il denaro dell’isola, non saremmo liberi.”
  • “Io non ci posso niente. Avete voi firmato, si o no? Si! Ebbene, in virtù della santità dei contratti, io sequestro tutte le vostre proprietà ipotecate, come convenuto tra noi, al tempo in cui eravate così contenti di avermi. Voi non volete servire con beneplacito la potenza del denaro, voi la servirete con la forza. Voi continuerete a sfruttare l’Isola, ma per me e alle mie condizioni. Andate. Io vi darò i miei ordini domani.”

15. Il controllo dei giornali. CLICCA per aprire la scheda

15. Il controllo dei giornali. CLICCA per aprire la scheda

15. Il controllo del giornali.

Martin sa che colui che controlla il sistema monetario di una nazione, controlla questa nazione. Ma lui sa anche, che, per mantenere questo controllo bisogna mantenere il popolo nell’ignoranza e divertirlo con altre cose. Martin ha notato che, tra i cinque uomini, due sono conservatori e tre sono liberali. Lo ha notato dalle conversazioni dei cinque, la sera, soprattutto dacché sono diventati suoi schiavi si litigano tra rossi e blu. Di quando in quando, Enrico, meno partigiano, suggerisce un’Unione dei Elettori, per meglio risolvere insieme una situazione penosa per tutti … Unione pericolosa per ogni dittatura. Martin si applicherà dunque ad inasprire le loro discordie politiche il più possibile. Si serve della sua piccola pressa per pubblicare due foglietti settimanali: “Il Sole” per i rossi; “La Stella” per i blu. “Il Sole”, in sostanza dice: Se voi non siete più padroni nel vostro paese, è a causa di questi arretrati di blu, sempre attaccati ai grossi interessi. “La Stella” dice in sostanza: Il vostro debito nazionale è l’opera dei maledetti rossi, sempre pronti a qualsiasi avventura politica. E i nostri due gruppi politici si litigano sempre più, dimenticando il vero fabbro di catene, il controllore del denaro, Martin.

16. Un relitto prezioso. CLICCA per aprire la scheda

16. Un relitto prezioso. CLICCA per aprire la scheda

16. Un relitto prezioso.

Un giorno, Tommaso, l’ingegnere, scopre incagliata sul fondo di un’ansa, alla fine dell’Isola e velata da alte erbe, una barca da salvataggio, senza remi, senza altra traccia di servizio che una cassa ben conservata. Egli apre la cassa: oltre ai panni e qualche altro piccolo oggetto, la sua attenzione si ferma su un libro-album ancora ben conservato, intitolato: “Primo Anno Verso Domani” . Curioso, il nostro uomo si siede e apre questo libro. Egli legge. Egli lo divora. S’illumina: “Ma, esclama, ecco ciò che avremmo dovuto sapere da molto tempo.” Il denaro non trae affatto il suo valore dall’oro, ma dai prodotti che il denaro compra. “Il denaro può essere una semplice contabilità di crediti, passando da un conto all’altro secondo gli acquisti e le vendite. Il totale del denaro in rapporto con il totale della produzione”. “Ad ogni aumento della produzione, deve corrispondere un aumento equivalente del denaro … Mai interesse da pagare sull’emissione di denaro … Il progessso rappresentato, non da un debito pubblico, bensi da un dividendo uguale per ciascuno … I prezzi, adeguati al potere d’acquisto per un coefficiente dei prezzi … Il Credito Sociale …” Tommaso non si tiene più. Si alza e corre, con il suo libro, fare parte della sua splendida scoperta ai suoi quattro compagni.

17. Il denaro, semplice contabilità. CLICCA per aprire la scheda

17. Il denaro, semplice contabilità. CLICCA per aprire la scheda

17. Il denaro, semplice contabilità.

E Tommaso si instaura come professore: “Ecco, dice egli, quello che avremmo potuto fare, senza il banchiere, senza oro, senza firmare alcuno debito. “Io apro un conto al nome di ciascuno di voi. A destra, i crediti, che fanno aumentare il vostro conto; a sinistra, i debiti, che li fanno diminuire. “Noi volevamo ciascuno $200 per cominciare. Di comune accordo, decidiamo di accreditare a ciascuno $200. Ciascuno dispone così, immediatamente, di $200. “Francesco compra da Paolo dei prodotti per $10. Io tolgo a Francesco 10, gli restano 190. Aggiungo 10 a Paolo, che dispone adesso di 210. “Giacomo compra da Paolo per $8. Tolgo 8 a Giacomo, gli restano 192, mentre Paolo sale a 218. “Paolo compra legna da Francesco $15. Io tolgo 15 a Paolo, resta con 203; aggiungo15 a Francesco che risale a 205. “E cosi di seguito; da un conto all’altro, tutto come i dollari di carta vanno da una tasca all’altra. “Se qualcuno di noi ha bisogno di denaro per aumentare la sua produzione, si apre il credito necessario per lui, senza interesse. Egli rimborsa il credito una volta venduta la produzione. La stessa cosa per i lavori pubblici. “Si aumentano anche periodicamente, i conti di ciascuno di una somma addizionale, senza togliere niente a nessuno, in corrispondenza al progresso sociale. Questo è il dividendo nazionale. Il denaro è cosi uno strumento di servizio.

18. Disperazione del banchiere. CLICCA per aprire la scheda

18. Disperazione del banchiere. CLICCA per aprire la scheda

18. Disperazione del banchiere.

Tutti hanno compreso. La piccola nazione è diventata creditista. L’indomani, il banchiere Martin riceve una lettera firmata dai cinque: “Signore, voi ci avete indebitati e sfruttati senza alcuna necessità. Noi non abbiamo più bisogno di voi per reggere il nostro sistema monetario. Noi avremo ormai tutto il denaro che ci bisogna, senza oro, senza debito, senza ladro. Noi stabiliamo immediatamente nell’Isola dei Naufraghi, il sistema del Credito Sociale. Il dividendo nazionale sostituirà il debito nazionale“. “Se voi tenete al vostro rimborso, noi possiamo rimettervi tutto il denaro che avete fatto per noi, non di più. Voi non potete reclamare quello che non avete fatto”. Martin è in disperazione. È il suo impero che crolla. I cinque diventati creditisti, il mistero del denaro o del credito non esiste più per loro. “Cosa fare? pensa egli. Chiedere loro perdono, diventare come loro? Io, banchere, fare cio?.. No. Io cercerò piuttosto di non aver bisogno di loro e di vivere in disparte”.

19. Soperchieria scoperta. CLICCA per aprire la scheda

19. Soperchieria scoperta. CLICCA per aprire la scheda

19. Soperchieria scoperta.

Per tutelarsi contro ogni possibile pretesa futura, i nostri uomini hanno deciso di far firmare al banchiere un documento attestante che egli possiede ancora tutto quello che aveva arrivando nell’Isola. Da qui l’inventario generale: la barca, la piccola pressa e … il famoso barile d’oro. Martin dovette indicare il luogo dove il barile fu sotterrato, che venne così disotterrato. I nostri uomini lo tirano fuori dal buco … con molto meno rispetto, questa volta. Il Credito Sociale ha insegnato loro a disprezzare il feticcio oro. L’ingegnere, alzando il barile, trova che per essere dell’oro, non pesa molto: “Io ho un grande dubbio, che questo barile sia pieno d’oro.” L’irruento Francesco non esita più. Un colpo d’accetta, ed il barile spiega il suo contenuto: d’oro, non una oncia! Rocce, nient’altro che volgari rocce senza valore!

I nostri uomini hanno difficoltà a crederci:

  • “Dire che egli ci ha mistificati a fino questo punto, il miserabile! Quanto creduloni abbiamo potuto essere, per cadere in estasi di fronte alla sola parola: ORO!”
  • “Dire che noi abbiamo ipotecato tutte le nostre proprietà in cambio di alcuni pezzi di carta basati su quattro palate di roccia! Ladro e bugiardo.”
  • “Dire che abbiamo lottato tra di noi, e ci siamo odiati vicendevolmente per mesi e mesi, a casa di una tale porcheria! Il demonio!” Appena Francesco aveva alzato l’accetta, e il banchiere scappò verso la foresta a tutta velocità.

20. Dalla parabola alla realtà. CLICCA per aprire la scheda

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20. DALLA PARABOLA ALLA REALTÀ:
SISTEMA DI DENARO-DEBITO

Louis Even riporta la parabola al Canada, ma lo stesso diabolico meccanismo coinvolge il mondo intero (ndr)

Il sistema di denaro-debito introdotto da Martin sull’Isola dei Naufraghi, produceva l’indebitamento finanziario progressivo della piccola comunità, in tal misura che per il suo lavoro essa sviluppava ed arricchiva l’Isola. Non è esattamente questo che avviene nei nostri paesi civilizzati? Il Canada attuale è certamente più ricco, di ricchezze reali, che 50 o 100 anni fa, o che ai tempi dei pionieri. Ora, comparate il debito pubblico, la somma di tutti i debiti pubblici del Canada di oggi con quella che era questa somma 50 anni fa, 100 anni fa, tre secoli fa! Esiste però la popolazione canadese stessa che, nel corso degli anni, ha prodotto l’arricchimento con il proprio duro lavoro. Perché dunque tenerla indebitata per il risultato del suo lavoro? Considerate, per esempio, il caso delle scuole, deglii acquedotti municipali, dei ponti, delle strade, ed altre costruzioni di carattere pubblico. Chi le costruisce? Alcuni costruttori del paese. Chi fornisce i materiali? Alcuni manifatturieri del paese. E perché essi possono così impiegarsi a svolgere dei lavori pubblici? Perché ci sono altri lavoratori che producono alimenti, vestiti, scarpe, o forniscono dei servizi che servono e vengono utilizzati dai costruttori e dai fabbricanti di materiali. È dunque esclusivamente la popolazione, nel suo complesso, che con il suo lavoro di ogni genere produce tutte queste ricchezze. Se essa importa prodotti dall’estero, è per contropartita dei prodotti che essa stessa esporta all’estero. Ora, cosa si constata? Dappertutto, si tassano i cittadini per pagare queste scuole, questi ospedali, questi ponti, queste strade ed altri lavori pubblici. Si fa dunque pagare collettivamente ed individualmente alla popolazione quello che la popolazione stessa, collettivamente ed individualmente, ha prodotto.

Pagare più del prezzo.

E questo non si ferma lì. Si fa pagare la popolazione più del valore reale di quello che essa stessa ha prodotto. La sua produzione, arricchimento reale, diviene per essa un debito caricato di interessi. Con gli anni, la somma degli interessi puo uguagliare, o anche superare, l’importo del debito imposto dal sistema. Avviene cosi che si fa pagare la popolazione due volte, tre volte, il prezzo di quello che essa stessa ha prodotto. Oltre i debiti pubblici, vi sono anche i debiti industriali, anche questi caricati di interessi. Essi forzano l’industriale, l’imprenditore, ad aumentare i suoi prezzi al di là del costo di produzione, alfine di poter rimborsare capitale ed interessi, altrimenti farebbe bancarotta. Debiti pubblici o debiti industriali, è sempre la popolazione che deve pagare tutto questo al sistema finanziario. Pagare in tasse quando si tratta di debiti pubblici, pagare in prezzi quando si tratta di debiti industriali. I prezzi gonfiano mentre le tasse schiacciano il portamonete.

Sistema tirannico.

Tutto questo e molte altre cose smascherano bene un sistema di denaro, un sistema di finanza, che comanda invece di servire, e che tiene la popolazione sotto la sua dominazione, come Martin manteneva gli uomini dell’Isola sotto il suo controllo e potere, prima che essi si rivoltassero. E se i controllori del denaro rifiutano di prestare, o se ci mettono delle condizioni troppo difficili per gli Enti Pubblici o per gli industriali, cosa succede? Succede che gli Enti pubblici rinunciano a dei progetti che sono però urgenti; succede che gli industriali rinunciano a degli sviluppi o delle produzioni che risponderebbero però a dei bisogni. E ciò è causa di disoccupazione. Ed addirittura per impedire ai disoccupati di morire, bisogna tassare quelli che hanno ancora qualcosa o che guadagnano ancora un salario. Si può immaginare un sistema più tirannico, i cui malefìci si fanno sentire fra tutta la popolazione?

Ostacolo alla distribuzione.

E questo non è tutto. A parte l’indebitare la produzione che finanzia, il paralizzare quella che rifiuta di finanziare, il sistema monetario è un cattivo strumento finanziario di distribuzione dei prodotti. E’ bello avere dei negozi e dei depositi pieni, è bello avere tutto ciò che occorre per una produzione anche più abbondante, ma la distribuzione dei prodotti è razionata. Per ottenere i prodotti, in effetti, è necessario pagarli. Dinanzi ai prodotti abbondanti, necessiterebbe un’abbondanza di denaro nel portamonete. Ma questo non è ciò che accade nella realtà. Il sistema aumenta sempre più i prezzi dei prodotti, piuttosto che il denaro nei portamonete dei cittadini che hanno bisogno di questi prodotti. La capacità di pagare non è equivalente alla capacità di produrre. La finanza non è in accordo con la realtà. La realtà rappresenta un’abbondanza di prodotti, facili da ottenere. La finanza, rappresenta la moneta razionata e difficile ad ottenere.

Correggere ciò che è vizioso.

Il sistema monetario attuale è dunque veramente un sistema punitivo, invece di essere un sistema di servizio. Questo non vuol dire che bisogna sopprimerlo, ma correggerlo. È questo che farebbe magnificamente l’applicazione dei principi finanziari conosciuti soto il nome di CREDITO SOCIALE (da non confondere col partito politico che prende falsamente lo stesso nome).

21. Il Credito Sociale. CLICCA per aprire la scheda

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Il Credito Sociale.
Il denaro conforme al reale.

Il denaro di Martin, sull’Isola dei Naufraghi, non avrebbe avuto alcun valore se non vi fosse stato alcun prodotto sull’Isola. Anche se il suo barile fosse stato realmente pieno d’oro, che cosa quest’oro avrebbe potuto comprare in un’Isola senza prodotti? Oro, o denaro di carta, o qualsiasi cifra nel libro dei conti di Martin, non avrebbero potuto nutrire nessuno se non vi fossero stato dei prodotti alimentari. La stessa cosa per i vestiti. E così per tutto il resto. Ma c’erano dei prodotti sull’Isola. Questi prodotti provenivano dalle risorse naturali dell’Isola e dal lavoro della piccola comunità. Questa ricchezza reale, che da sola dava valore al denaro, era la proprietà degli abitanti dell’Isola e non la proprietà esclusiva del banchiere Martin. Martin li indebitava per ciò che ad essi apparteneva. Essi l’hanno compreso quando hanno conosciuto il Credito Sociale. Essi hanno compreso che ogni denaro, ogni credito finanziario, è basato sul credito della società stessa e non sull’operazione del banchiere. Hanno compreso che il denaro doveva dunque essere di loro proprietà al momento che esso viene emesso; dunque, essere consegnato a loro, diviso tra loro, pronto a circolare tra di loro, secondo il trasferimento dei prodotti dagli uni agli altri. La questione del denaro diventava da quel momento per loro quello che è essenzialmente: una questione di contabilità. La prima cosa che si esige da una contabilità è di essere esatta, conforme alla cose che essa esprime. Il denaro deve essere conforme alla produzione o alla distruzione di ricchezza. Seguire il movimento della ricchezza: produzione abbondante, denaro abbondante; produzione facile, denaro facile; produzione automatica, denaro automatico; gratuite nella produzione, gratuite nel denaro.

Il denaro per la produzione.

Il denaro deve essere al servizio dei produttori, nella misura di cui necessitano per mobilizzare i mezzi di produzione. Questo è possibile, poiché è già avvenuto, dall’oggi al domani, non appena venne dichiarata la guerra. Il denaro, che mancava dappertutto da dieci anni è apparso tutto ad un tratto; e durante i sei anni di guerra, non vi è più stato alcun problema di denaro per finanziare tutta la produzione possibile e richiesta. Il denaro può dunque essere, e deve essere, al servizio della produzione pubblica e della produzione privata, con la stessa fedeltà che fu al servizio della produzione di guerra. Tutto ciò che è fisicamente possibile per rispondere ai bisogni legittimi della popolazione deve essere reso finanziariamente possibile. Ciò sarebbe la fine degli incubi degli Enti Pubblici. E sarebbe la fine della disoccupazione e delle sue privazioni, finché restano delle cose da fare per rispondere ai bisogni, pubblici o privati, della popolazione.

Tutti capitalisti  — Dividendi ad ognuno.

Il Credito Sociale preconizza la distribuzione di un dividendo periodico a tutti. Una somma di denaro che, diciamo, sarà versata ogni mese ad ogni persona, indipendentemente del suo impiego — esattamente come il dividendo versato al capitalista, anche quando egli non lavora personalmente. Si ammette che il capitalista, colui che investe denaro in un’impresa, ha diritto ad un reddito sul suo capitale, reddito che si chiama dividendo. Ci sono altri individui che mettono il proprio capitale in opera, e questi altri sono ricompensati per questo, in salari. Ma il capitalista trae un reddito dalla sola presenza del suo capitale nell’impresa. Se vi lavora personalmente, trae allora due redditi: un salario per il suo lavoro ed un dividendo per il suo capitale. Ebbene, il Credito Sociale considera che tutti i membri della società sono capitalisti. Tutti possiedono in comune un capitale reale che concorre molto di più alla produzione moderna che il capitale-dollari, o che il lavoro individuale degli impiegati.

Quale è questo capitale comunitario?

Dapprima vi sono le risorse naturali del paese, che non sono state prodotte da nessuno, che sono una gratuità di Dio per tutti gli esseri umani. Poi, vi è la somma delle conoscenze, delle invenzioni, delle scoperte, dei perfezionamenti nelle tecniche di produzione, di tutto questo progresso, acquisito, accumulato, ingrandito e trasmesso da una generazione all’altra. Questa è una eredità comune, guadagnata dalle generazioni passate, che la nostra generazione utilizza ed ingrandisce ancora per passarla alla seguente. Questa non è la proprietà esclusiva di nessuno, ma un bene comunitario per eccellenza. E questo è senz’altro la più grande forza della produzione moderna. Eliminate solamente la forza motrice del vapore, dell’elettricità, del petrolio — invenzioni degli ultimi tre secoli — e dite cosa sarebbe la produzione totale, anche con molto più lavoro da parte di tutti i lavoratori del paese. Senza dubbio, occorrono ancora dei produttori per mettere a frutto questo capitale, ed essi ne sono ricompensati con i loro salari. Ma, il capitale stesso deve riconoscere dei dividendi ai suoi proprietari, dunque a tutti i cittadini, tutti ugualmente coeredi delle generazioni passate. Poiché questo capitale comunitario è il più grande fattore di produzione moderna, il dividendo dovrebbe essere capace di procurare ad ognuno almeno quello che occorre per provvedere ai bisogni essenziali dell’esistenza. Poi nella misura in cui la meccanizzazione, la motorizzazione, l’automazione, acquisiscono un ruolo sempre più determinante nella produzione, consentendo la riduzione dell’impegno lavorativo umano, la parte distribuita dal dividendo dovrebbe diventare sempre più grande. Ecco tutt’altra maniera di concepire la distribuzione della ricchezza rispetto a quella di oggi. Invece di lasciare delle persone e delle famiglie nella grande miseria o di tassare quelli che guadagnano per venire al soccorso di quelli che non sono più necessari alla produzione, si avrebbero tutti i cittadini garantiti da un reddito di base ottenuto dal dividendo.

Migliore ripartizione alla sorgente.

Sarebbe allo stesso tempo un mezzo ben appropriato alle grandi possibilità produttrici moderne di realizzare nella pratica il diritto di ogni essere umano all’uso dei beni materiali. Diritto che ogni persona acquisce con il solo fatto della sua esistenza. Diritto fondamentale e imprescríttibile che Pio XII rammentava nel suo storico radio messagio del 1 giugno 1941: “I beni creati da Dio lo sono stati per tutti gli uomini, e devono essere alla disposizione di tutti, secondo i principi della giustizia e della carità. Ogni uomo, come essere dotato di ragione, ottiene di fatto dalla natura il diritto fondamentale di usare dei beni materiali della terra … Un tale diritto individuale, non dovrebbe essere soppresso in alcuna maniera, nemmeno dall’esercizio di altri diritti sicuri e riconosciuti su dei beni materiali.” Un dividendo a tutti ed a ognuno: ecco bene la formula economica e sociale la più radiosa che sia mai stata proposta ad un mondo di cui il problema non è produrre, ma di distribuire i prodotti.

Non da un partito politico.

Numerosi, in parecchi paesi, quelli che vedono nel Credito Sociale di Douglas quanto di più perfetto mai proposto per servire l’economia moderna d’abbondanza, e per mettere i prodotti al servizio di tutti. Rimane ora da far prevalere questa concezione dell’economia, affinché divenga un’attuazione nella pratica. Sfortunatamente, in Canada, dei politicanti hanno disonorato le due parole: “Credito Sociale” prendendole per designare un partito politico. Questo è il più grande torto, che mai è stato fatto alla comprensione ed all’espansione della dottrina di Douglas. Questa è diventata una sorgente di confusione ed una causa di diffidenza. Molta gente rifíuta a priori di sentire parlare del Credito Sociale, perché ci vedono un partito politico, ed essi hanno già dato la loro adesione ad un altro partito. Pertanto, il Credito Sociale, autenticamente compreso, non è del tutto un partito politico. È esattamente il contrario. Il fondatore stesso della scuola creditista, C.H. Douglas, conosceva certamente meglio di quelle piccole teste gonfiate che vogliono servirsi dell’idea superficiale che ne hanno per cercare di soddisfare le loro ambizioni politiche. Ora, Douglas, ha dichiarato nettamente che c’è incompatibilità tra Credito Sociale e politica elettorale. Partito politico e Credito Sociale sono due termini che si escludono l’uno l’altro, per la loro stessa natura, per il loro scopo, il loro motore, il loro spirito. I principi del Credito Sociale riposano su una filosofia. E questa filosofia dà la precedenza alla persona sul gruppo, sulle istituzioni, sul governo stesso. Tutta l’attività, fatta in nome del Credito Sociale autentico, deve essere un’attività al servizio delle persone. È tutto un altro motore che anima e orienta le attività di un partito politico. Ogni partito politico, antico o nuovo, ha come primo scopo di conquistare o di conservare il potere, di diventare o di restare il gruppo che governerà il paese. E’ la ricerca del potere per un gruppo. Il Credito Sociale, al contrario, concepisce il potere ridistribuito a tutti: il potere economico, con un dividendo periodico, permettendo ad ogni individuo di dare delle direttive alla produzione del suo paese; il potere politico, facendo dello Stato, dei governi di ogni tipo, gli interessi della persona, e non le persone gli interessi dello Stato. È il governo che interessa i partiti politici. Mentre è la persona, il fiorire, il benessere della persona che interessa il vero creditista. La politica di partito incita i cittadini ad abdicare la loro responsabilità personale, il partito mettendo tutta l’importanza sul voto, su un atto di qualche secondo che il cittadino compie nascosto dietro un paravento, dopo essere stato servito di stufato elettorale in tutte le salse, durante quattro settimane. Il Credito Sociale, al contrario, insegna ai cittadini ad assumersi le proprie responsabilità, in politica come in ogni altra cosa, ed in ogni tempo, applicando la sorveglianza e creando la coscienza dei governi, gridando la verità e denunciando le ingiustizie senza tregua ovunque dove si trovino. Ogni partito politico contribuisce a dividere il popolo lottando gli uni contro gli altri, alla ricerca del potere. Ora, ogni divisione indebolisce. Un popolo diviso, indebolito, si fa mal servire. La dottrina del Credito Sociale, al contrario, rende i cittadini coscienti delle aspirazioni fondamentali comuni ad ogni persona. Un movimento creditista autentico insegna ai cittadini ad unirsi per delle questioni sulle quali tutti si accordino, a fare al bisogno le pressioni dovute sui governanti, qualunque sia il gruppo al potere. È per questo che il giornale: “Vers Demain” da cui queste pagine sono tratte, raccomanda in politica: la pressione del popolo raggruppato fuori dei parlamenti, ma operante sui governi, al fine di far legiferare gli eletti dal Popolo nel senso del Credito Sociale. Per fare prevalere delle grandi idee, come la bella concezione creditista dell’economia, si ha bisogno, non di politicanti avidi di vanagloria e di denaro ma degli apostoli che si danno senza calcolo, non avendo in vista che il trionfo della verità ed un mondo migliore per tutti; degli apostoli distaccati da tutta ricompensa quaggiù, facendo tutto il loro possibile per la causa abbracciata e, per il resto, rimettendosi nelle mani di Dio. Il giornale “Vers Demain” lavora per formare di questi apostoli. Il giornale “Vers Demain” presenta i loro obiettivi, le loro attività e le loro attuazioni.

Louis EVEN
I Pellegrini di S. Michele
http://www.michaeljournal.org/italiano.htm

Il prelievo fiscale è il pagamento di un debito non dovuto, il mezzo con cui lo Stato ritira dalla collettività il denaro che restituisce alla banca centrale sotto forma d’interesse; tecnicamente; l prelievo fiscale è, tecnicamente, rendita parassitaria di signoraggio. La moneta non convertibile è una falsa cambiale (“pagabile a vista al portatore..”); una cambiale che non è convertibile, è una cambiale che non può essere pagata, è, cioè, una falsa cambiale. Però è vera moneta, perché incorpora non valore creditizio ma valore monetario. È moneta con potere d’acquisto. L’emissione monetaria si realizza con una truffa; ciò avviene con la sostituzione della moneta-proprietà con la moneta-debito, dalla rivoluzione francese (finanziata dalla banca d’Inghilterra) in poi.

Bibbia: Deuteronomio cap.15. CLICCA per aprire la scheda

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Deuteronomio Cap.15. Condono dei debiti ogni settimo anno.

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1Ogni sette anni saranno condonati tutti i debiti.‘ 2Si procederà in questo modo: quando sarà stato proclamato, in onore del Signore, l’anno per il condono dei debiti, chi avrà fatto un prestito ad un altro, non costringerà il suo prossimo, un suo connazionale, a rimborsare il debito. 3Si potrà esigere da uno straniero il pagamento dei debiti; ma quelli che avrete con un connazionale saranno condonati. 4-5‘Se ubbidirete al Signore, vostro Dio, mettendo in pratica tutti questi comandi che oggi vi ordino, non ci sarà nessun povero tra voi: il Signore, vostro Dio, vi colmerà di ogni bene nella terra che sta per darvi come proprietà perenne. 6Il Signore, vostro Dio, vi darà ogni bene, come vi ha promesso: sarete così in grado di fare prestiti a molti popoli, e voi non ne avrete bisogno. Dominerete su molti popoli, ma essi non riusciranno a dominarvi.

 

Leggi anche:  Reddito di Cittadinanza? Sì … ma di cosa stiamo parlando?

 

Reddito di Cittadinanza come Diritto di Cittadinanza, non elemosina o assistenzialismo a debito.

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Inserto: Il debito infinito, di Pierluigi Paoletti ... CLICCA per aprire

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Il debito infinito

Pierluigi Paoletti, 20 febbraio 2017

Il Debito Infinito appunti di Pierluigi Paoletti del 2013 per la stesura del libro “Democrazia Vendesi” di Loretta Napoleoni.

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Pierluigi Paoletti analista finanziario e cofondatore dell’associazione Arcipelago Scec.

Se l’essere umano impara dai propri errori e così facendo migliora la sua esistenza, possiamo dire che nel caso del debito e nella creazione della moneta questo non è avvenuto, probabilmente perché la conoscenza di questi argomenti è rimasta per millenni talmente ben nascosta da poterla considerare una conoscenza esoterica(1), in cui pochissime persone si tramandano le chiavi della sua comprensione. Oggi per fortuna, grazie alla circolazione delle informazioni, molte di queste conoscenze stanno diventando di patrimonio comune.

In antichità il debito era considerato come la strada che portava sempre alla schiavitù del debitore e per questo le religioni avevano adottato delle opportune contromisure:

  • nella preghiera del Padre Nostro si recita: «… dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi rimettiamo i nostri debitori …» e sappiamo come nelle preghiere e nelle scritture l’interpretazione facesse riferimento sia all’aspetto spirituale che a quello puramente materiale. Nell’antico testamento si fa riferimento anche al Giubileo come l’anno in cui c’è l’affrancamento dei peccati spirituali e dei debiti materiali(2). La chiesa medioevale addirittura condannava con la scomunica chi praticava il prestito ad interesse.
  • Nella religione ebraica si pratica l’anno Sabbatico(3) dove si lasciava riposare la terra e si condonavano debiti e si liberavano gli schiavi.
  • Nella religione musulmana invece la Sharia (4) e considera la “riba (usura) come il quinto peccato in ordine di gravità, e indica come usura qualsiasi prestito a interesse.
  • La religione indiana(5) affronta il concetto di usura condannando il prestito ad interesse.
La ragione di questa “intromissione” della religione negli affari di “Cesare” era che questa conosceva molto bene il meccanismo del prestito soggetto ad interesse e dell’usura e di ciò che normalmente comportava per la vita del malcapitato che spesso e volentieri condannava tutta la sua famiglia a lavorare presso il creditore per ripagare il debito.
Nel caso dell’usura, gli interessi elevati portano dopo pochissimi anni all’incapacità del debitore a ripagare il suo debito, ma questo può accadere anche se il reddito generato da chi si indebita non è sufficiente a ripagare il creditore e si trova costretto a ripagare il debito con un altro debito dando vita alla crescita esponenziale del debito ben descritta nella leggenda di Sissa(6). Nelle economie semplici questi meccanismi perversi si manifestavano in poco tempo per questo le religioni cercavano di tutelare le persone ignoranti e semplici da queste trappole mortali.
Il concetto che sta alla base è che il denaro generato da se stesso non è cosa utile come affermava lo stesso Aristotele: «nummus nummum parere non potest» (il denaro non può generare denaro). Se il denaro è il mezzo di scambio convenzionale che misura il valore è di per se illogico che produca valore, un po’ come il metro del sarto che generasse ogni anno nuovi centimetri.
Purtroppo, nei periodi successivi questa consapevolezza scomparve e le religioni furono sempre più confinate nello spirituale che si staccava così sempre di più dalla vita quotidiana. Infatti oggi i giubilei riguardano solo il perdono dei debiti spirituali, l’anno Sabbatico viene ristretto e applicato solo fra ebrei mentre si può continuare ad indebitare i non fratelli e la Sharia, pur perdurando nel suo divieto, ha permesso di caricare di spese e oneri accessori le operazioni legate al denaro con effetti simili anche se non con la carica devastante dell’interesse.
Il vero salto di qualità avvenne quando da una dimensione individuale si passò ad una collettiva permettendo ai privati di emettere moneta e prestarla al Re che avrebbe garantito con la riscossione delle tasse. Questo passaggio avvenne nel 1693 quando William Paterson presentò al Re d’Inghilterra il progetto di una banca che si sarebbe occupata per il regno della stampa di cartamoneta per coprire un prestito contratto dal Re per le ingenti spese di guerra. Nel 1694 nacque la banca d’Inghilterra formata da privati riconosciuta dal sovrano con il Royal Charter.
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Questo evento è alla base della storia monetaria moderna perché fino ad allora la moneta veniva creata con materiali vari ed era comunque sempre collegata ad un valore intrinseco, di solito oro e argento oppure leghe, da colui che deteneva il potere ed era un modo per vincolare i sudditi a pagare le imposte che riscuoteva in quella stessa moneta. Per pagare le imposte quindi era necessario farsi a propria volta pagare con quella moneta. La moneta quindi era la rappresentazione del suo valore intrinseco, il metallo di cui era fatta, ma non sempre perché poteva essere anche la rappresentazione di un valore che era comunque detenuto nei forzieri dell’autorità centrale.
Nel caso della banca privata d’Inghilterra si ebbero due novità rispetto al passato:
  • la possibilità di emettere denaro cartaceo non ancorato ad alcun valore, prima venivano emessi dei certificati ancorati ad oro ecc.;
  • di poterlo prestare ad interesse all’autorità statale che garantiva con la riscossione delle tasse. Tutto questo avvenne con il sigillo del Re che con questa azione risolse 50 anni di sanguinossime e costosissime guerre facendo ricadere il costo sul popolo. Non fu un caso che il debito inglese passò in soli 4 anni da 1,2 milioni di sterline a ben 16 milioni che fu causa ovviamente di un aumento esponenziale di prezzi e tasse.
A Paterson si attribuisce la frase: «La banca trae guadagni grazie agli interessi maturati sui denari creati dal nulla» Dal 1694, quindi, si spostò la dimensione del debito da una dimensione privata ed individuale ad una dimensione collettiva istituzionalmente riconosciuta. Con questa “evoluzione” riconoscere gli effetti perversi del debito diventò molto più difficile anche perché l’abilità dei privati che creavano moneta fu quella di dosare con sapienza questo meccanismo in periodi molto lunghi che coinvolgevano diverse generazioni in modo che non fosse possibile mantenere memoria storica degli eventi. Infatti non si chiedeva la restituzione del capitale in tempi brevi, ma si chiedevano solo gli interessi e alla scadenza del prestito se ne contraeva uno nuovo innescando così il meccanismo dell’interesse composto(6). In pratica quello che accade proprio adesso ad uno stato che vuole ottenere della moneta. Lo stato deve emettere obbligazioni che mette in vendita nel mercato dei capitali e riceve la moneta necessaria. Il denaro diventò così una merce qualsiasi il cui costo era rappresentato dal tasso di interesse.
………………………………………………………………………………….
NOTE:
(1) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera: Esoterismo è un termine generale per indicare le dottrine di carattere segreto i cui insegnamenti sono riservati agli iniziati, ai quali è affidata la possibilità della rivelazione della verità occulta, del significato nascosto. Questo termine deriva dal greco esoterikos (interno, dentro).
(2) «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé. Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo». ( Lv 25, 10-13)
(3) Nell’antica tradizione ebraica, a partire dal V secolo a.C., l’anno sabbatico era quel periodo durante il quale, in onore a Dio e secondo le leggi Mosaiche, si lasciava riposare la terra, si condonavano i debiti e venivano liberati gli schiavi. Schiavi, infatti, erano quelle persone che, per debiti non pagati o reati commessi, dovevano lavorare per la famiglia del creditore fino a risarcirne i danni. Durante questo periodo il creditore provvedeva al mantenimento dello schiavo e, alla sua liberazione, gli versava una somma che gli consentisse di riprendere una vita normale. La restituzione, tuttavia, si concludeva in ogni caso nell’anno sabbatico, che cadeva ogni sette anni: per questa ragione si diceva che era fortunato colui che iniziava a pagare i propri debiti in un momento vicino al settimo anno. LINK
(4) La Sharia condanna generalmente tutti i prodotti finanziari e i derivati che diano adito all’usura (riba), che la tradizione islamica interpreta come qualsiasi applicazione di tassi di interessi fissi e predeterminati nei depositi, negli investimenti e nei prestiti bancari.
Le regole della finanza islamica:
Vietano qualsiasi pagamento predeterminato in aggiunta al denaro prestato. Impongono che chi presta debba dividere i profitti e le perdite derivanti dall’impresa commerciale nella quale viene investito il denaro.
Vietano di lucrare denaro dal denaro. Proibiscono qualsiasi operazione finanziaria caratterizzata da rischio, incertezza o speculazione (ritenuta al pari del gioco d’azzardo che è vietato). Impediscono gli investimenti su pratiche e prodotti che siano proibiti dalla shari’a (alcol, gioco d’azzardo, tabacco, armi…).
(5) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera: I primi riferimenti alla pratica dell’usura si possono ritrovare nei testi veda dell’India antica (2000-1000 400 a.C.), nei quali ripetutamente si definisce l’usuraio chiunque presta denaro a interesse. Tanto nei testi induisti sul prato (720-centro a.C.), così come nei testi buddhisti e gli attacchi (601-408 a.C.) compaiono abbondanti riferimenti al prestito di interessi, evidenziando un disprezzo per questa pratica. Un legislatore conosciuto di quell’epoca impose il divieto alle caste superiori (bramini e kshatriyas) di prestare denaro dietro interesse. Con il trascorrere del tempo, il concetto di usura si è modificato, non intendendosi più comune usura qualsiasi prestito dietro pagamento di interessi, ma solamente il prestito a interessi superiori a quelli accettati dalla società.
(6) La leggenda di Sissa parla di un re indiano che, annoiato, chiese ai suoi sudditi di intrattenerlo, promettendo loro di esaudire in cambio qualsiasi desiderio. Un bramino di nome Sissa gli presentò così la scacchiera e il gioco degli scacchi. Il re entusiasta mantenne la sua promessa. Sissa chiese in cambio “solo” un chicco di riso per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza e così via. Il re rise per tanta pochezza, ma non a lungo. Ci volle infatti un giorno intero per giungere a un risultato impronunciabile, 10 volte superiore alla produzione mondiale di riso.
Leggi anche, molto interessante:
“Intervista a Pierluigi Paoletti analista finanziario e cofondatore dell’associazione Arcipelago Scec”

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Paolo Barnard. Giornalista e saggista, ha lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, per la televisione in RAI, per riviste di cultura, per agenzie di stampa, per testate online. … segue


Inserto: Per uscire dall'euro basta un Decreto Legge ... CLICCA per aprire

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Sapere è un Dovere

PER ABBANDONARE L’EURO BASTA UN DECRETO LEGGE
E IL 96% DEI TITOLI DI STATO NON VA
RIMBORSATO IN EURO (QUESTO TEME LA UE)

Mentre si avvicinano le elezioni olandesi dove è molto probabile che il partito anti euro e anti Ue di Wilders, alleato di Salvini e della Le Pen, ottenga un risultato incoraggiante e quelle francesi sono previste per primavera inoltrata, la Germania ed il suo braccio armato Ue stanno tentando il tutto per tutto per commissariare l’Italia e spolpare tutto quello che è rimasto da spolpare del nostro Paese su modello greco, dove l’arroganza nazista è arrivata a chiedere garanzie in oro e immobili al governo ellenico in cambio di altri “caritatevoli” aiuti da parte della troika.

Perché questa fretta? Per  riuscire a divorare i risparmi degli italiani prima che gli USA stacchino definitivamente la spina a questo mostro di stampo nazista che è la Ue. Non a caso la Germania preme perché il nostro governo applichi una patrimoniale dell’8-10% sull’intero valore dei beni posseduti dagli italiani. Un vero e proprio furto che dovrebbe finire dritto nelle casse del “reich”, un po’ come i 60 miliardi pretesi dal Regno Unito per poter uscire dalla unione.

Farneticazioni belle e buone a cui si dovrebbe rispondere in un solo modo: uscire immediatamente dall’euro e chiedere l’applicazione dell’art. 50 del trattato dell’unione europea per l’uscita anche da quest’ultima.

Come ben evidenziato dall’avvocato costituzionalista Giuseppe Palma, è possibile uscire dall’euro anche con decreto legge d’urgenza da convertire successivamente in legge dello stato, e questo in virtù del fatto che gli articoli 130 e 140 del TFUE non escludono in alcun modo il passaggio tra “stati la cui moneta è l’euro” e “stati “in deroga”, ovvero la cui moneta non è l’euro e viceversa. Con buona pace delle roboanti dichiarazioni del governatore della BCE, l’euro è un processo assolutamente e totalmente reversibile.

Detto questo, vediamo di sfatare i “falsi miti” delle cassandre pro euro che immaginano (e probabilmente sotto sotto sperano) una bancarotta dell’Italia in caso di uscita dall’euro.

Per comodità, chiamiamo la nuova moneta “ducato”, per non confonderla con la vecchia lira. Nell’uscita dall’euro, dovrebbe essere previsto la conversione 1:1 tra euro e ducato, quindi 1.000 euro = 1.000 ducati, dopodiché, la moneta sarebbe libera di oscillare sui mercati valutari. Le cassandre pro euro a questo punto inizierebbero a stracciarsi le vesti  affermando che se il ducato si svalutasse del 30% sull’euro, il nostro debito pubblico crescerebbe di altrettanto.

Niente di più falso!

Circa il 96% del debito pubblico italiano è ancora soggetto alla legislazione italiana e non a quella estera (normalmente inglese) e quindi agli articoli 1278 e 1281 del codice civile italiano, che recitano «se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento … le norme che precedono si osservano in quanto non siano in contrasto con i principi derivanti da leggi speciali». Passando all’atto pratico, il governo con “legge speciale” contenuta nel medesimo decreto legge di uscita dall’euro, potrebbe stabilire che il debito pubblico venga pagato non con il cambio legato al giorno di scadenza, ma con il cambio del giorno di introduzione della nuova moneta legale, quindi in rapporto di 1:1 e questo per tutti i titoli di stato aventi ancora riferimento la normativa italiana e non internazionale.

Il tutto dovrebbe essere unito all’abolizione dell’infausto “divorzio” tra bankitalia e tesoro voluto da Andreatta e Ciampi: tornando la nostra banca centrale prestatore d’ultima istanza (come ogni banca centrale degna di questo nome), il debito pubblico sarebbe sottratto dalle grinfie della speculazione internazionale, dato che l’eventuale debito pubblico non acquisito dagli investitori internazionali al prezzo desiderato dal governo, verrebbe sottoscritto da bankitalia. Fantascienza? Beh, inglesi e giapponesi, giusto per citare due nazioni con banche centrali prestatrici di ultima istanza, non ci sembrano proprio dei marziani.

Concludiamo, infine, riportando uno studio dell’Ofce, prestigioso centro studi francese da sempre legato ai servizi segreti d’oltralpe, secondo cui in caso di uscita dall’euro, non solo il debito pubblico italiano sarebbe assolutamente gestibile, ma esso sarebbe il meno pericoloso di tutta l’area post euro. Chi avrebbe più problemi per le proprie economie da un ritorno delle monete sovrane sarebbero la Germania ed i paesi nordici legati a quest’ultima. Confermando quindi quanto detto dal presidente USA Trump sul fatto che l’euro è solo uno strumento di sfruttamento messo in campo degli oligarchi tedeschi per portare avanti il IV Reich e, d’altra parte quello della moneta unica europea così concepita, era un pallino di Funk, il governatore della banca centrale del reich nazista.

Luca CampolongoIl Nord
Tratto da: www.stopeuro.org

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Leggi anche: 50 motivi per cui all’Italia CONVIENE uscire dall’euro





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La missione di S.AU.S.TV è di diffondere al grande pubblico la scoperta del VALORE INDOTTO della MONETA teorizzata e formalizzata dall’emerito Professore Giacinto Auriti nei propri scritti e nell’esperimento del SIMEC.

Conformemente allo spirito e alla volontà del Professore, questo canale mette a disposizione gratuitamente, a chiunque ne voglia fruire, i video del Professore Giacinto Auriti, le interviste correlate i commenti relativi a fatti risalenti anche all’epoca della circolazione del SIMEC, ma nonostante ciò ancora attuali, dal momento che tali problemi non sono mai stati ancora affrontati nell’ottica della concezione della MONETA PROPRIETA’ del PORTATORE, a nostro parere, l’unico strumento capace non solo di risolverli ma anche di permettere di far vivere tutti in modo decoroso.

In onore della lunga e fruttuosa carriera del Professore Giacinto Auriti, da questo canale nasce la proposta di mettere in contatto e riunire colleghi d’ insegnamento, studenti e gente comune che assieme al Professore ha condiviso e condivide l’ideale di diritto e giustizia rappresentato e incorporato dalla MONETA PROPRIETA’ del PORTATORE.

A tal fine suggeriamo il sito http://www.setedigiustizia.org e questa pagina di Facebook come strumento di dibattito e discussione, http://www.facebook.com/pages/Sete-di-Giustizia/143004275740043?v=wal insieme possono essere un valido mezzo per il dialogo tra le persone che si avvicinano o che già conoscono queste tematiche ormai di vitale importanza.

Come lo stesso professore Auriti ha chiaramente spiegato nei suoi vari interventi, fenomeni come la morte di ben oltre 50 milioni di uomini all’anno per fame, malattie, disperazione, disoccupazione, delinquenza, immigrazione, emigrazione e declino occidentale, sono direttamente riconducibili alla piaga della moneta-debito, messa in opera dal sistema usurocratico tramite la Banca Centrale privata, a proprio unico e solo vantaggio, attraverso il disumano meccanismo del signoraggio bancario, con cui viene emessa moneta cartacea dal nulla prestandola e addebitandola alla comunità per il valore nominale.

Siamo sempre più consapevoli che solo con la MONETA PROPRIETA’ del PORTATORE possiamo disporre dello strumento risolutivo per mettere fine a questo scempio tanto grave quanto raramente riconosciuto e tantomeno ricondotto alla sua causa prima, che è monetaria.

Non a caso il nome di questo canale SAUS Scuola Auritiana Simec coincide con la sigla del sindacato fondato da G.Auriti S.A.US. (S.indacato A.nti US.ura ) il Professore Giacinto Auriti che ne era il segretario generale, fino al 2004 ha partecipato a molte conferenze, convegni, ed ha avuto modo di dare molte lezioni pubbliche in gran parte delle regioni d’Italia su questi fenomeni, se avete dei video inviateceli, li inseriremo in questa sezione http://www.youtube.com/user/sausTVmiscellanea

Oggi questo spazio WEB fornisce un’occasione importante, per cui invitiamo tutti a riflettere e ad agire, dal momento che chi sa e non fa nulla commette una grave omissione.

Diamo vitalità a questo movimento, occorrono uomini e donne di Buona Volontà, contribuisci anche Tu.

NOI SIAMO PER LA PROPRIETÀ POPOLARE DELLA MONETA.

– Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata ad ognuno come ” REDDITO di CITTADINANZA “.

DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA
DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA
Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura
Segretario Generale avv. prof. Giacinto Auriti

Info: http://www.simec.org

Per SAUS TV clicca quì http://www.youtube.com/user/ScuolaAuritianaSimec

LA FASE PIÙ CRITICA NELLA STORIA DELL’UMANITÀ.

(Non mi spendo per un libro qualunque).

Ognuno crede di sapere cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia bene o male, quali siano le soluzioni migliori ai problemi del mondo … è vero che le nostre scelte determinano il nostro destino, ma è ancor più vero che per esercitare le scelte migliori, bisogna conoscere almeno un po’ come stanno veramente le cose. Qualunque persona di media consapevolezza si dovrebbe rendere conto che i media (TV, stampa, radio, mezzi di comunicazione di massa) non ce la raccontano per niente giusta. Si percepisce chiaramente che la menzogna, ancora più la mistificazione, regnano sovrane nel mondo dell’informazione e ci inducono a scelte dannose e controproducenti per tutta l’umanità. A guadagnarci sono sempre i soliti (ig)noti.
Chiunque tenga davvero a contribuire alla costruzione di un mondo migliore, non dovrebbe esimersi dalla lettura di questo libro, lo raccomando con tutto il cuore. Solo dopo l’accesso a questa conoscenza, ci si può ritenere in grado di valutare le proprie scelte con maggiore libertà e con maggiore conoscenza di causa.

Grazie, vi prego davvero con tutto il cuore di leggerlo, per il bene di tutta l’umanità.
diinabandhu sevananda

l-inganno-della-percezione-libro-87075L’Imbroglio della Realtà e l’Inganno della Percezione – Libro
Le più complete rivelazioni sull’esistenza umana mai scritte prima d’ora
David Icke

Il capolavoro di David Icke
Un libro che cambierà il mondo

Tra manipolazione occulta e stirpi ibride non umane, David Icke ci conduce al risveglio della consapevolezza.

David Icke, l’autore più controverso al mondo, ha trascorso l’ultimo quarto di secolo indagando i segreti dell’Universo e cercando di discernere le forze occulte che manipolano la nostra realtà. Ciò che prima era considerato ridicolo e superato viene ora finalmente riconosciuto come autorevole, così come Icke, figura fino a qualche tempo fa ridicolizzata, è oggi considerato un precursore dei nostri tempi.

In quest’opera di 435.000 parole, 1.000 pagine e più di 800 illustrazioni, Icke ci regala una vita di ricerche e intuizioni riguardo alla nostra realtà simulata, all’universo olografico e alle forze occulte non-umane che stanno manipolando la vita umana attraverso stirpi consanguinee di ibridi che riducono la nostra società in uno stato orwelliano di totale controllo e sottomissione.

Ciò che Icke illustra, attraverso una vasta gamma di soggetti, persone ed eventi, sempre interconnessi tra loro, è quella consapevolezza che fornisce all’umanità gli strumenti per fermare il dilagare di questo incubo e per riportare il mondo a ciò che era originariamente e che sarà di nuovo: un luogo d’amore, armonia, pace e consapevolezza illuminata.

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