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Paolo Barnard: Basta mangiare sangue umano. Divento vegano!

Fonte video: Canale Youtube ITALIA NEWS

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Barnard: divento vegano, basta mangiare sangue umano

Il punto di vista del giornalista e saggista, esperto di politica estera, Paolo Barnard
paolobarnard.info

Basta, mangiare sangue umano: io diventerò vegano, e lo farò in modo intelligente. Il mio «basta, mangiare sangue umano» è la cosa chiave per capire perché io, Paolo Barnard, ho preso questa decisione. Mai ci avrei pensato (mi sono occupato di trentamila battaglie) se Nicolas Micheletti, del partito Democrazia Verde – a cui non appartengo – non mi ci avesse fatto pensare. Non divento vegano per la salute – un cancro non me lo evito così, viviamo sepolti da masse di veleni. Divento vegano perché non posso più mangiare sangue umano. Io sono Paolo Barnard, 32 anni a testimoniare nel mondo guerre, atrocità, il mostro neoliberista, cento inchieste, migliaia di articoli, sei libri. E poi, in trattoria, ordino sangue umano. Stragi, assassinii, sofferenze di milioni di poveri senza voce, e distruzione dell’ambiente. Tutto in un filetto alla griglia. Eh, no: non esistono più dubbi sul fatto che gli allevamenti animali intensivi, del mostro mondiale chiamato agribusiness, sono la causa di milioni di morti di fame nel mondo, e degli omicidi degli attivisti che li difendono – sono nelle cronache: leggetevi i giornali stranieri, in Italia non ne parla nessuno. Sono la causa di inquinamenti inimmaginabili da CO2 e da letame in quantità mostruose, che sterilizzano pezzi d’Oceano e intere regioni grandi come il Belgio, ogni anno.

Il giornalista e saggista, esperto di politica estera, Paolo Barnard.

Un potere di devastazione umana e ambientale pari a dieci volte quello di tutte le auto, aerei, moto, fabbriche e riscaldamenti, messi assieme. Non ci sono più dubbi che in una bistecca o in un petto di pollo ci sia tutto questo. Divento vegano in modo intelligente: non è affatto necessario il fanatismo del non voler vedere più neppure la foto di una molecola di carne. Non è questo il modo di diventare vegani in maniera intelligente. Ciò che l’Occidente deve fare è far crollare del 99%  il mostro dell’agribusiness. Tradotto, vuol dire che Paolo mangerà un uovo biologico ogni due mesi, un pesce ogni due mesi, un pezzo di parmigiano ogni due mesi, pollo e carne biologici una volta ogni due mesi. Il resto, vegano. Non vi sciorino i dati del 68%, del 32%, o il grafico della Onlus sulla timeline dell’azoto e altre cose del genere che trovate in Rete, perché io i dati li ho visti con i miei occhi, nei miei vent’anni a girare Africa, America Latina, Asia. E l’unica cosa che cito qui è il mio articolo “Mai più chicchi di mais”. Ero in Africa, quando mi portarono a vedere i mega-silos del mostro mondale agribusiness chiamato CarGeo, quello che ha fatto anche le stragi in Iraq. Lungo la strada sterrata, dove passavano file di Tir immensi carichi di mais, una figura di vecchia – donna – morente, forse 35 chili se li aveva, piegata in due; impastata di polvere d’argilla raccoglieva i chicchi di mais che cadevano dai Tir, uno e uno, e li metteva nel pugno di una mano scheletrica, per mangiare. Io ero lì, a due metri da lei.

Lager per animali

Il 98% di quel mais, coltivato da contadini messi probabilmente poco meglio di quella donna, andava alla CarGeo, per fare mangini per le nostre vacche, il nostro latte, i nostri filetti, le fiorentine, i nostri formaggi, i nostri polli, i nostri maiali. Andava ai polli degli apocalittici allevamenti di Arena, dove c’è più antibiotico che aria, andava ai milioni di maiali del prosciuttino del panino del bambino, qui da noi. E lei crepava, raccattando chicchi di mais. E a milioni, oggi, crepano nello stesso modo (per il prosciuttino del bambino, per la fiorentina a cena con gli amiconi, per la carbonara). Il suo sangue, e quello di milioni come lei, quello degli attivisti ammazzati dal mega-agribusiness, è nell’ossobuco che io – io – ho mangiato ieri sera, e nel créme caramel con cui ho finito la cena. Basta, mangiare sangue mano. Basta, non abbiamo scuse, lo sappiamo da cent’anni cosa significa privare i poveri del mondo di quello che coltivano, del loro cibo, per i nostri bisogni.

L’ho detto, l’ho scritto: Winston Churchill fu responsabile, assieme all’Impero Britannico, di almeno 29 milioni di morti di fame, in India, perché quasi il 100% di ciò che gli indiani coltivavano veniva esportato per i bisogni dell’Europa. E 29 milioni di morti sono 20 milioni in più di quelli causati da Hitler. Non è una novità, lo sappiamo da tempo. Oggi non è più l’impero di Sua Maestà, oggi è il mostro dell’agribusiness: che fa, precisamente, la stessa cosa. E noi gli compriamo sangue umano. Lo so che anche la maglietta di cotone che indosso è intrisa di ingiustizia e di sangue umano, anche il mio iPhone è colpevole di inquinamento, ma niente – niente – inquina e ammazza, oggi, nel mondo, come il nostro cibo. Soprattutto la carne: la carne, e i derivati dei mega-allevamenti animali. Fidatevi, l’ho visto con i miei occhi. Ora basta, non mangerò più il sangue di quella donna, la donna dei chicchi di mais. Diventerò vegano. E lo diventerò in modo intelligente.

(Paolo Barnard, «Basta, mangiare sangue umano. Basta, distruggere masticando», testo del video-appello inserito da Barnard su YouTube il 28 marzo 2017).

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Biografia/Bibliografia

Paolo Barnard

Paolo Barnard

Giornalista e saggista, ha lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, per la televisione in RAI, per riviste di cultura, per agenzie di stampa, per testate online. Esperto di politica estera. Ha scritto libri su terrorismo internazionale, Palestina e Israele, e sull’umanizzazione della Medicina. Ha tenuto conferenze per anni in giro per l’Italia sui temi delle sue inchieste (quelle di Report, RAI) e sul suo impegno come attivista per un ‘mondo migliore’. Nella vita ha fatto forse più volontariato che giornalismo, in campi diversi come i Diritti Umani, l’esclusione sociale, la lotta alla povertà nel mondo, l’aiuto agli ammalati terminali, l’impegno civico. Ha vissuto in Gran Bretagna e in parte negli USA.

Mai iscritto a un partito, mai appartenuto a gruppi d’interesse legati al potere, mai raccomandato; non ha mai fatto carriera, non all’interno del Sistema né nelle nutrite fila dell’ Antisistema (che richiede la medesima omologazione). Ha un attaccamento fortissimo al senso di giustizia, dice ciò che pensa sempre, a qualunque costo. Ha pagato e paga per questo prezzi alti, talvolta al limite del sopportabile.

Detesta in modo assoluto la cultura dei ‘personaggi’, la cosiddetta Cultura della Visibilità (leggi Vip), sia quella massmediatica propria del Sistema che quella ‘antagonista’ del nostro Antisistema. La considera il peggior veleno che sia mai stato inoculato nel tessuto civico italiano, e in generale dei Paesi occidentali. Crede fortemente nella parità di tutti, nell’importanza di ciascuno a prescindere, per lui nessuno conta più di qualcun altro. Mai. Per le sue idee e per ciò che ha fatto sta molto antipatico al Sistema e ancor di più all’Antisistema.





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