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O.M. Aïvanhov: pensiero del giorno, 18 dicembre

Aïvanhov: Pensiero del 18 dicembre

«L’occhio al centro di un triangolo è un simbolo molto diffuso nel cristianesimo e in certi movimenti spirituali: rappresenta l’occhio di Dio che vede tutto. Ciò non significa – come alcuni credono ingenuamente – che Dio si occupi di annotare tutte le azioni buone e cattive degli esseri umani, per poi punirli o ricompensarli. L’occhio di Dio si trova in realtà nell’uomo stesso, e se egli è in grado di percepire quello sguardo che “scruta i reni e i cuori”, come è scritto nella Bibbia, avanzerà sul cammino della luce senza rischiare di perdersi. Finché la coscienza spirituale di un essere non sufficientemente sviluppata, questa sorveglianza è necessaria, salutare.
Nella vita di ogni giorno, chi è cosciente dei propri doveri non ha bisogno di essere sorvegliato, anzi, lavora meglio sentendosi libero. Ma nel piano spirituale – di cui stiamo parlando – affinché la sorveglianza dell’occhio di Dio non sia più necessaria, l’essere umano deve avere raggiunto un grado di sviluppo molto elevato, e in particolare deve aver acquisito la piena consapevolezza dell’importanza dell’opera cosmica alla quale partecipa. Finché non ha raggiunto un tale livello di coscienza, questa sorveglianza è la sua salvaguardia, ed egli deve non solo accettarla, ma anche chiederla».

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Omraam Mikhaël Aïvanhov nasce il 31 gennaio 1900 a Serbzy, in una famiglia povera di un piccolo villaggio della Macedonia ai piedi della Babouna Planina. Il suo nome originario è Michael Ivanoff. L’ambiente nel quale trascorre la sua infanzia è estremamente difficile in quanto la Macedonia, dominata dagli ottomani, è afflitta da continue lotte condotte dai popoli vicini. Anche le condizioni famigliari sono difficili. Ancora bambino, Mikhaël ha una forte attrazione per i libri spirituali dei quali viene in possesso fin da bambino: il Vangelo di S. Giovanni, il Libro dei Proverbi di Salomone, la Genesi. Gesù rappresenta una grande fonte di ispirazione per i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Diventa un frequentatore assiduo delle biblioteche presso le quali trova, malgrado le difficoltà socio-politiche della Bulgaria, i classici di tutte le grandi religioni… legge tra gli altri, i libri di Steiner, della Blavatsky, di Spinoza e Paracelso. All’eta di 13 anni scopre, tramite la lettura di alcuni libri, il Budda, i Maestri induisti, le tecniche yoga di respirazione di Ramacharaka sulle quali si concentra in modo particolarmente assiduo. Aïvanhov già da bambino è animato da uno straordinario desiderio di perfezionamento, da un ideale elevato di aiutare l’umanità, e da un bisogno profondo di raggiungere la piena conoscenza delle cose e ciò lo induce a dedicare molto tempo alle letture e agli esercizi spirituali. E’ attratto fortemente dalla ricerca concreta del mondo spirituale e delle facoltà nascoste dell’uomo. Sperimenta le tecniche di concentrazione, la forza del pensiero, il contatto interiore con il mondo invisibile, studia la luce, i suoi effetti sul prisma e i colori che ne derivano. Una straordinaria intuizione quindi gli consente di cogliere e presagire i legami tra i fenomeni fisici e quelli spirituali. Ma è ancora troppo giovane. Dirà in una conferenza «… mi ero lanciato perdutamente in certi esercizi di yoga, di respirazione, di concentrazione erano notti e giorni di studio, di digiuno, di meditazione». Questa esperienza che Aïvanhov ha vissuto in modo cosi intenso nell’età giovanile, in realtà, sotto forme più tenui, si verifica per tutti gli uomini. Tutti noi, infatti, ci troviamo di fronte a delle scelte, siamo indotti nella vita a compiere scelte di valori e talvolta non ne siamo consapevoli e ne sottovalutiamo le conseguenze. «Il Creatore ha lasciato la sua creatura libera; tocca quindi a lei capire la direzione da seguire per svilupparsi veramente. Mi chiederete: «Perché? Non sarebbe meglio che Dio si imponesse agli esseri umani e dettasse loro la condotta da seguire?» No, sono loro che devono impegnarsi per capire dov’è che risiede realmente il loro interesse; è compito loro rendersi conto del perché è meglio prendere una direzione o fare una scelta piuttosto che un’altra. Bisogna che ne siano veramente convinti. Cosa guadagnerebbero veramente se fossero spinti, contro la loro volontà, sul cammino del bene e della luce? Molto poco, e dovrebbero ogni volta ricominciare tutto daccapo. Il Creatore e gli spiriti celesti lasciano perciò libero l’uomo poiché sta a lui capire e sentire quale sia la strada migliore per sé»».

Bibliografia

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